Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <174>
immagine non disponibile

174 Gian Luigi Bruxzone
per non aver chiesto l'unione al Regno italico e per le condizioni avan­zate.
La più compatta e forte unione possibile è la sola àncora dell'Italia, ur­tata dalla guerra, insidiata dalla diplomazia, minacciata dalle divisioni e suddi­visioni, di partiti, di terre, d'opinioni, di municipii. Sta per verificarsi il Regno Italico, per incarnarsi in parte il pensiero di tutti i tempi, ormai divenuto ur­gente necessità, e due terre naturalmente annesse al Regno, dipendenza del medesimo per posizione geografica, esitano alla riunione, si divelgono da questo per riunirsi ad altro Stato, italiano bensì, ma diverso attualmente? L'Italia esi­ste per Massa e Carrara, o esiste individualismo? .86)
Di fatto, le condizioni richieste corroboravano la taccia di municipa­lismo. Le due città in sostanza chiedevano la proprietà dei beni già co­munali con l'aggiunta di metà dei beni sottratti ai Gesuiti; il possesso di alcuni redditi e dazi; l'esenzione di una quota della tassa prediale; il ribasso del sale; l'esenzione dalla leva militare; un proprio tribunale.
Negli stessi giorni la città di Piacenza chiedeva d'unirsi al Regno Italico allora portava ancora l'attributo sardo sia pure a determi­nate condizioni. Il ministro dell'Interno sardo, senza ammettere o riget­tare le condizioni piacentine e senza escludere la necessità di uno Stato di respiro italiano, una volta unite la Lombardia ed il Veneto, faceva balenare l'incongruenza del municipalismo in un nuovo ordine di cose che perseguiva il meglio per tutti, il privilegio per nessuno:
Signori, voi medesimi avete già dichiarato che né governo né paese vo­gliono dedizioni di provincie, ma pure e semplici e spontanee accessioni; che in una famiglia di fratelli mai non sorgeranno controversie d'ultimi e di primi, ma tutti saremo ora e sempre insieme congiunti con vincoli di concordia e d'amore, tutti pari in doveri, tutti eguali in diritti. Perciò, senza ammettere condizioni imposte che riuscirebbero sovente contradditorie, e diverse fra le diverse provincie potrebbero riuscire col tempo germi di emulazioni o dissidii, basti a comune guarentigia il sapere che il parlamento nazionale determinerà le riforme costituzionali alla legge fondamentale ed una e di concorde volere costituirà la nazione nostra, antica quanto il primo incivilimento dell'umanità, ed ora per sola ed interna sua propria virtù ringiovanita e risoluta e degna d'assidersi non inferiore sorella fra le nazioni europee F
LA SICILIA. - Prima ancora delle altre regioni italiane, spetta alla Sicilia l'essere emancipata, sulla scìa di Pio IX, ed aver gridato l'indipen­denza, l'unione, l'Italia. Molti temevano un moto separatista, che l'Isola rammentasse gli antichi diritti. Ma
Chi sa operare altamente, sa altamente pensare. Sicilia è degna dei fu-
W Una parola sopra Massa e Carrara, ivi, I, 93, 18 maggio 1848, p. 441. **> Osservazioni interne, ivi, I, 96, 21 maggio 1848, p. 453.