Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <175>
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Filippo Bettini giornalista 175
turi fati d'Italia. Sicilia ha promesso a' suoi fratelli italiani d'aver vita con essi, essa pronunciò la parola cara e sublime lasciateci fare, noi non manche­remo all'Italia, il nostro alloro sarà una fronda della di lei corona . E que­sta parola gl'italiani l'accettarono e sarà compita .m
La Sicilia si staccò da Napoli rifiutandone il governo e abolendone le insegne, non per formare un regno a sé, ma per non essere italiano quello napoletano. L'auspicio così almeno si sperava era di unire l'ultima terra italiana col custode delle Alpi. Per la precisione, il Parla­mento di Sicilia la sera del 13 aprile sanciva un decreto per il quale Ferdinando di Borbone e la dinastia erano dichiarati decaduti dal trono siciliano (articolo I); l'Isola si sarebbe retta a governo costituzionale ed avrebbe chiamato un principe italiano, una volta riformato lo statuto (articolo 2). Se il primo articolo era espressione d'incontrastabile diritto escludendo Ferdinando il bombardatore, il secondo suscitava dolorose rifles­sioni, in particolare se si avessero presenti i dibattiti parlamentari accom­pagnanti il decreto.
Perché determinare la foggia di Governo che secondo lo stesso dovrebbe poi nella sistemazione definitiva reggere la Sicilia? perché toccare che la Sicilia avrebbe un Re? perché parlare di trono come di trono siculo, senza far cenno della nazione? perché parlare di riforma di statuto, come se lo statuto siculo fosse cosa da poter reggere da sé o l'Italia intera dovesse adottarne le basi? Perché non innalzarsi all'idea nazionale complessa concentrica e non dire in­vece: siamo italiani, vogliamo gli stessi diritti, si adotterà quello statuto, quel reggimento, quella forma che adotterà l'Italia o quella gran parte di essa che prenderà nome e rango di nazione; invieremo i nostri deputati alla dieta, se ne fisserà il modo con egualità relativa, ivi i popoli italiani stretti ad un solo pensiero stabiliranno la forma, la base, i patti del reggimento, fermeranno il gran contratto di fratellanza e di unione .89)
In altre parole, l'articolo denunciava una spiccata tendenza munici­pale, vera sciagura d'Italia, peraltro avvertibile un po' in tutti gl'inter­venti isolani. Giuseppe La Farina in un noto suo discorso aveva detto, fra l'altro, che bisognava assumere una forma non definitiva perché tutte le forme sono ora inutili sotto l'influenza del progresso [...]. La federazione dei popoli è un fatto e dico federazione e non lega perché non so veder lega che fra Stati fra loro stranieri [...]. Non affrettiamo a scegliere un signore, a decretare quale sarà la forma politica che assu­meremo .90) Ad un fervente patriota è chiaro coteste espressioni
88) Genova 20 aprile, ivi, I, 70, 21 aprile 1848, p. 341.
W Del decreto del parlamento di Sicilia, ivi, I, 74, 26 aprile 1848, p. 357.
*) Nel medesimo discorso disse altresì: Non possiam scegliere che in due