Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
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1995
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176
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176 Gian Luigi Bruzzone
sembravano indecise, troppo prudenti e guardinghe, poco fiduciose dell'unità italiana.91)
In seguito la situazione siciliana mantenne i caratteri un po' vaghi e municipalisti. Nei dibattiti parlamentari fra la scelta di un re o la conservazione del governo provvisorio, prevalse la cautela del temporeggiare. E mentre si discuteva un progetto di riforma della costituzione del 1812, la Camera dei Pari tendeva a riordinare se stessa e Pisola su principi aristocratici, forse su influsso della Gran Bretagna, dalla quale aveva assunto il nome anche per l'altra Camera, la Camera dei Comuni. Tale progetto, ben poco italiano, preparava la divisione della Sicilia dalla Penisola: anche qui il Parlamento non corrispondeva alla volontà del popolo. Esso era insorto contro il Borbone, aveva sostenuto la guerra contro i presunti diritti divini del Re, aveva proclamato di non volersi separare dai destini italiani, aveva inviato rappresentanti alle assemblee, volontari alla guerra, perfino in aiuto dei napoletani e dei calabresi (dopo il 15 maggio) non confondendo il popolo partenopeo dai napoletani venduti al Borbone .
O Siciliani perorava l'aw. Betoni vi dividereste voi così stranamente dai fratelli vostri? Sentite voi qual sia il pensiero della patria comune, la sua condizione di esistenza? Considerate che cosa sia una nazione e quanto poco risponda al significato di questa parola in Europa la parola confederazione e lega? Ma come mai i popoli della terraferma italiana persuaderebbero Sicilia a scacciare da sé pensieri antinazionali, se essi stessi non seppero dire a se stessi: il popolo è un solo da un capo all'altro d'Italia, è la nazione che vuol guerra, indipendenza unione compatta; le condizioni dell'essere le formerà la Dieta italica? Quel che avviene in Sicilia è figlio in gran parte delle ambagi, delle incertezze degli altri popoli, di noi tutti italiani di terra ferma, dei nostri governi. E voi, Siciliani, che precorreste gli altri gettando il primo grido di guerra e d'indipendenza, precorrete pur gli altri realizzando per quanto è in voi l'unità: mostrate che le vostre idee non erano municipali e siate grandi. Voi siete un popolo che delibera; sareste indietro degli altri popoli, i quali se tutti deliberassero in pari condizioni di voi alzerebbero un solo stendardo scrivendovi: Italia è nazione una e liberai e se tosto volete un governo forte e italiano, mettete a capo della vostra individuale nazionalità quel Re che in sé raccoglie già tanta parte d'Italia; ponete la terza pietra dell'unione, come Lombardia, come Venezia posero le prime e voi sarete più grandi delle altre due
famiglie, quella di Toscana e quella di Savoia [...] la tendenza di questa ad estendersi sulla Lombardia minaccia l'equilibrio italiano se mai l'Italia dovrà reggersi a principati [...] acquisterebbe un'enorme preponderanza [...] terrebbe l'Italia ai due estremi; terrebbe in mano il mediterraneo: vantaggio per la nazionalità, danno e pericolo per la libertà; non bisogna sacrificare l'una cosa per l'altra, imperocché l'Italia tende ad essere nazione libera ed indipendente [...]. La famiglia Toscana può renderci soggetti all'Austria [...]. Organizziamoci, rinforziamoci, facciamoci rappresentare in Italia, perché tutti sappiano che noi siamo e vogliamo essere italiani.
91) rj discorso del La Farina sarà ampiamente discusso in: F. BETTINI, La maggior unione possibile, ivi, I, 82, 5 maggio 1848, p. 397.