Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <177>
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Filippo Bettini giornalista
perché il vostro concorso sarà volontario, non costretto da guerra neppure in apparenza, svilupperà l'idea di unità in un modo più splendido .92)
NAPOLI. - La congiuntura del Regno napoletano, se non conosceva il pericolo di una presenza straniera all'interno dello Stato e neppure ai confini, tuttavia manteneva conflitti di vecchia data con la Sicilia. Con il 1848 i rancori si riaccesero, tanto da far temere per la causa unitaria. Per questo il Bettini rivolgeva ai fratelli partenopei una predica sentita quanto avvolgente, affinché si ribellassero alla repressione del Borbone contro la rivolta sicula:
In nome della comune patria italiana, in nome dell'unione sì grande­mente proclamata dalla nazione; in nome dell'indipendenza e della libertà; in nome dell'umanità redenta; in nome di Dio e del popolo, non vi lasciate stra­scinare, o Napoletani, contro i fratelli di Sicilia. Abbiamo il diritto di chiedervi questo perché fratelli a voi, fratelli ai siciliani, figli tutti di una madre; abbiam dovere di scongiurarvene perché il sangue che si versasse non sia per ricadere sul nostro capo. È maledetto quel popolo che immerge il ferro nel cuore al fratello, e sempre più maledetto se ve lo immerge senza ira, senza offesa, ma per seguire ire insensate, volontà ferine che non sono sue, che offendono la dignità umana, la ragione, l'anima e il cuore. Se vi si impone di uccidere i fratelli di Sicilia vi si comanda di uccidere voi stessi, e quelle armi cadrebbero più pungenti nelle vostre viscere, fumanti del sangue fraterno. Sicilia non si è staccata da voi, non vi ha rinnegato fratelli, essa si è liberata da un governo in cui più non poteva aver fede, non riporre speranza, non relazioni d'amore; l'ha dichiarato nemico della patria sulle rovine fumanti, sul sangue ancor caldo, ma Sicilia vi vuol fratelli nella patria comune, come tutta Italia vi vuole, la SUA causa è santa, santa è la causa comune di ogni italiano .93)
Per i napoletani dunque era doveroso più che un diritto op­porsi alla guerra civile e del resto il drappello di volontari napoletani si era abbracciato con quello dei siciliani incontrato a Livorno, mentre a Messina fervevano i combattimenti.
Il vero problema secondo l'ottica dei patrioti era Ferdinando II, sordo al grido della civiltà italiana , agli esempi della storia con­temporanea. Egli aveva bombardato Messina per più giorni, causando le proteste del popolo napoletano il quale non avrebbe tollerato che si aggredissero i fratelli isolani94* e nei giorni 29 e 30 aprile chiedeva in piazza la caduta del ministero.
Di costituzionale il governo napoletano non aveva se non il nome:
9 Genova 12 luglio, ivi, I, 146, 13 luglio 1848, p. 663.
W) Ai fratelli di Napoli, ivi, I, 75, 27 aprile 1848, p. 361.
M) Cr. il quotidiano Nazionale, Napoli, 30 aprile 1848 e seguenti.
*> Affari di Napoli, in II Pensiero Italiano, I, 84, 8 maggio 1848, p. 403.