Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <178>
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178 Gian Luigi Bruzzone
la costituzione era stata data senza merito, senza sincerità, in un mo­mento nel quale si poteva sperare di renderla illusoria o di abrogarla. Se il sovrano avesse continuato a mostrarsi tanto avverso ai voti nazionali, non si escludeva ralternativa di rovesciarlo ed allora il popolo avrebbe scelto. La nazione sentenziava il Gioberti sarà unica erede del trono all'estinguersi delle famiglie regnanti [...]. La repubblica diventa legittima ogniqualvolta una dinastia civile si estingue o si mostra inca­pace di adempiere il suo ufficio. Ciò posto, ove i popoli di qua dal faro imitassero la Sicilia con volontà unanime e Pimitassero anche nella risoluzione d'avere un re italiano ,9> avevano una triplice possibilità: Carlo Alberto, Leopoldo di Toscana, il Pontefice.
Dopo il bombardamento di Messina, fu la volta di Napoli dove, mentre i deputati erano riuniti nella capitale per tentare un compro­messo, il Sovrano il 15 maggio ordinò di sparare sugli assembramenti armati,97* causando l'uccisione di un centinaio di insorti (non molto ap­poggiati dalla popolazione, occorre peraltro precisare).
La razza borbonica di Napoli è nata al sangue, alla viltà, al tradimento, al parricidio. I giorni dei suo regno si contano da' suoi delitti. Che vai cer­care gli antichi, quelli del primo Ferdinando, della donna austriaca, gli orrori del 1799? Ferdinando secondo superò gli avi suoi, il 1848 superò l'altra epoca! Non si parli più dei massacri di Sicilia, quelli di Napoli superano l'immagina­zione, quelli di Napoli dove in quest'istante scorre il sangue civile in nefanda battaglia o sui patiboli. Fu tradimento! Pensieri di sangue si avvolgevano in mente all'infame sin dal dì in cui dovette dare e vilmente un simulacro di costituzione [...]. Alle giuste domande rispose col puntare il cannone sulla pub­blica rappresentanza, i castelli col rosso vessillo tirarono sulla città, l'infame truppa, gli svizzeri, la plebaglia tenuta nella corruzione e nell'ignoranza ed aiz­zata come belva feroce al sangue, al saccheggio, aU'esterminio, col vessillo bor­bonico uccisero armati ed inermi, commisero i più nefandi misfatti .98)
ROMA. - Dalla Città Eterna erano partiti gli entusiasmi popolari e la scintilla indipendentista: il nome del suo Sovrano correva sulle labbra di ogni italiano, i suoi avvenimenti erano seguiti, discussi, ammirati. I casi apparivano ancora più sorprendenti ove si considerassero le implicanze e le sottili relazioni fra il potere spirituale e quello temporale, peculiari
) Una ipotesi, ivi, 1, 86, 10 maggio 1848, p. 413.
**> A questo fatto si allude in All'arme all'Italia, ivi, I, 96, 21 maggio 1848, p. 453.
*) II parricida, ivi, 1, 98, 23 maggio 1848, p. 461. Fra l'altro, vi si legge: Ferdinando poteva esser grande s'ei fosse stato sincero, se fosse stato italiano; ei fu parricida di tutta Italia, tradì noi tutti, peggiore assai dell'austriaco il livore rodeva l'anima sua vedendo sorgere un'Italia all'indipendenza, alla civile libertà, desi­derò soffocarla nel sangue, invocò la vittoria sull'austriaco; ma Dio ha scritto che l'Italia sia e sarà; anche il delitto servirà a ricostituirla libera e forte.