Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <181>
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Filippo Bettini giornalista
colle idee che già invadevano per ogni parte. Ora son tre elementi in Roma: Pontefice, gregoriani, nazione. La Curia è sempre la stessa e certamente regna ed agisce potentemente. La celebre enciclica, i moti trasteverini, i segreti rag­giri del Soglia e d'altri [...] tutto l'andamento delle cose in Roma e l'influenza sua indiretta che pesa sulle cose italiane, la palesano sempre eguale a se stessa. E come noi sarebbe se essa non vede nel risorgimento della nazione e dei po­poli che la sua ruina, perché il suo trono era il trono del tenebroso dispotismo? Questa costituisce il partito gregoriano o retrogrado. Il popolo tende a svilup­parsi, nella nazione rappresentano a metà dal Parlamento e dal Ministero Ma-miani, ma non tutto il popolo a Roma sa ancora imprendere quella via grande italiana unitaria che deve essere suo retaggio. Il Pontefice, che quasi anello fra le due epoche sente in cuore l'amor del vero, ma non ancora di quel vero intiero e sublime, che superiore alle titubanze sa annunziare se stesso come la parola di Cristo nella sua pura schietta luce, sa farsi superiore ai tempi ed alle opinioni degli uomini e sotto le influenze del passato, temente di mettersi in opposizione con doveri, che non esistono come gli son presentati per trat­tenerlo dallo slanciarsi col volo santo nella parte del popolo, temente del po­polo stesso, tien vive ancora le speranze del partito contrario, mentre questo tenterebbe di rapirlo all'Italia. Sta ancora il fatto che il Papa Principe teme di compromettere la sua indipendenza in questa ricostituzione, teme l'influenza che possa assumere su di lui la nazione nella sua azione di capo della Chiesa, non si mostra però ancora temenza alcuna nelle altre nazioni che il Papa in Italia, nell'Italia divenuta Stato grande, uno e complesso, possa accrescerne tal­mente la preponderanza da volgersi in loro danno, e non si mostra forse perché l'Italia una è un'ipotesi e forse anche perché comprendono che l'influenza mo­rale del Papato, scevrata dagli interessi mondani, non può essere che imparziale, può accrescere dignità alla nazione italiana, ma non volgersi a male, perché sempre e solo voce di verità e di amore. L'epoca nuova dell'Italia deve togliere questo fatto; e spetta ai Pontefici, alla loro santa missione di difensori del giusto ed anche quasi per equa reintegrazione di tanti danni che già versarono sull'Italia a scancellarlo. E l'Italia che ama di cuore il Pontefice, che venera in lui il principio religioso, che è e deve essere una cosa sola colla moralità delle nazioni, che deve irraggiare della più pura luce l'epoca umanitaria dei popoli, tanto attende da Pio. Purifichi il principio religioso, svincolandolo dagli interessi del mondo, facendolo splendere puro e disinteressato a illuminare i mortali; come Pontefice faccia sua la causa dell'umanità, la causa dei popoli oppressi; come principe italiano divenga grande di grandezza inaudita, annun­ziando il primo che Italia deve essere unita in una grande nazione [...]. Di­chiari che l'Austria è usurpratrice in Italia, dichiari decaduto il re bombarda-tore, chiami a Roma la dieta dei popoli italiani che stabilisca il vincolo che deve unire le provincie, assume quell'impero morale che gli dee dare il pri­mato in Italia ed il rispetto e l'amore di tutta Europa civile, di tutto il mondo cristiano .107)
Proseguendo su cotesta interpretazione, perfino il bene compiuto dal Pontefice era considerato una colpa o poco meno. Di fatto il bene com­piuto, ancorché
grandissimo in proporzione di quanto erano i popoli avvezzi ad aspet­tarsi da un Principe Papa, e a un nulla in proporzione di quello che avrebbe
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W7) Genova 14 luglio, in il Pensiero Italiano, 1, 148, 15 luglio 1848, p. 671.
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