Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <188>
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188 Gian Luigi Bruzzone
popolo [...]. Il discorso della Corona è tutto italiano, ei rende ai prodi che combattono in guerra l'onore loro dovuto e presagisce anche quello delle nostre armi sul mare, elemento del ligure coraggio che lungi dall'essere infiacchito circonderà il vessillo italiano di tutta la gloria dell'antico vessillo di S. Giorgio ed anelando a stringersi in solenne patto d'unione col veneto fratello; i due popoli dominatori dei mari, fratelli dì gloria italiana e di sciagura, lotteranno solo in nobile gara, fratelli nella risurrezione. Accenna il discorso l'assimila­zione di tutte le parti dello Stato in una massa compatta, accenna la tendenza italiana all'unione, passa poi a discorrere sul riordinamento speciale nostro in­terno, toccando della ricostruzione da effettuarsi in ogni ramo della cosa pub­blica e termina promettendo che quando la desiderata fusione con altre parti della penisola si compia, si promuoveranno quelle mutazioni nella legge che valgono a far grandeggiare i destini nostri, a farli raggiungere quel grado di potenza cui pel bene d'Italia ci vuole la Provvidenza condurre.1275
I lavori parlamentari sono spesso commentati,128* come le tornate di giugno degne dei rappresentanti della nazione e del 6 giugno con cui inizia un'età novella e in cui il desiderio dell'unità italiana si palesava sotto mille forme da tatti;129* il dibattito sulla futura capitale del Regno italico la quale non sarebbe più stata Torino;130* il progetto di legge Va-lerio-Josti sul pronto armamento nazionale;131* lo scioglimento del mini-stero per onorevole motivo, essendo responsabile non più di uno Stato ligure-piemontese, ma di uno Stato divenuto italiano.132*
Problema troppo evidente da essere ignorato, quello del municipa­lismo ed il Nostro ne mette in guardia:
La guerra vuol sacrifizi di sangue e di sostanze. Ai sacrifizi di sangue è
di Genova erano: marchese Vincenzo Ricci (ministro dell'Interno), avv. Domenico De Ferrari (consigliere del Tribunale di Cassazione), abate Vincenzo Gioberti, avv. Cesare Leopoldo Bixio, Giacomo Filippo Penco (negoziante), aw. Paolo Farina, marchese Leopoldo Pareto (ministro degli Affari Esteri). Per Ponto Maurizio l'aw. Giuseppe Bensa.
127> Genova 10 maggio, ivi, I, 87, 11 maggio 1848, p. 417.
128) Talora messi a confronto con gli altri parlamentari italiani: Genova 6 luglio, ivi, I, 141, 7 luglio 1848, p. 643.
129) Genova 13 giugno, ivi, I, 120, 14 giugno 1848, p. 559.
) Non v'ha sacrificio che tutti noi non slam pronti a fare, e noi genovesi possiam dirlo a viso aperto ai nostri fratelli italiani; ma in questo ordinamento generale non si tratterà di sacrificii, bensì e solo di utile vero, utile anche mate­riale [...]. Una capitale propriamente detta è cosa adatta al principio monarchico che tende a concentrare in un capo sopra tutta la mente e la volontà nazionale, è concen­tramento di assolutismo: la capitale di uno Stato libero deve avere caratteri diversi, non deve dominare, ma riunire i fratelli, deve rispettare tutte le specialità: Genova 14 giugno, ivi, I, 121, 15 giugno 1848, p. 563.
131> Genova 16 giugno, ivi, I, 123, 17 giugno 1848, p. 571.
"2) [senza titolo], ivi, I, 143, 10 luglio 1848, p. 651.