Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Giornalismo. Secolo XIX
anno
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1995
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pagina
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189
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Filippo Bettini giornalista 189
pronto ovunque il popolo, perché la guerra italiana è, e dev'essere guerra di popolo; così fossero tutti parati al sacrifizio delle sostanze e non sorgessero invece così radi gli esempi di vero slancio. Oh, le sostanze abbrutiscono spesso l'anima e fanno scopo quello ch'è mezzo. Ma il sacrifizio che vuole la guerra non è il più difficile. V'ha un sacrifizio di pensiero, d'individualismo, che seb-ben paia più agevole, pure costa assai [...]. I Veneti, i Liguri devono sacrificare antiche memorie, l'idea di Repubblica che in quest'istante si presenterebbe ad essi circondata di "un'aureola di luce; essi, i Lombardi e quasi tutti i popoli italiani devono sacrificare la loro esistenza solitaria; i Piemontesi in ispecie l'idea di dominazione, di centralizzazione; tutti l'individualismo. Tutti ne saran compensati ad usura; la gloria, la vita, la prosperità che una gran patria promette renderà loro il cento per uno. Il sacrifizio come martirio santifica l'anima, fa grandi in faccia a Dio, all'umanità, alla patria .U3)
Per queste ragioni procuravano profonda delusione i dissidi fra regioni e città italiane, in particolare Milano e TorinoI34) e il biasimo si trasforma in risentita polemica, con risvolti feroci, contro il partito retrogrado , il partito parricida , quello che non ammetteva neppure la discussione di un possibile trasferimento della capitale da Torino r Per converso, è lodata la Savoia per aver dato nobili esempi di attaccamento alla causa italiana136) e Nizza Marittima per aver protestato la propria volontà di rimanere unita all'Italia, contro chi aveva accusato i nizzardi di volgersi alla Francia.138*
Meritevole di menzione l'invito ai giornalisti fratelli , dettato da un alto senso civico e pedagogico. Tutti avevano una sola fede (Dio e popolo, Italia indipendente e libera), ma diflerivano sui mezzi da adoperare.
Dalla collisione delle opinioni, è vero, dee sorgere la verità, le opinioni sostenute con coscienza son rispettabili a tutti, ma intanto, nel supremo momento in cui trovasi la patria nostra, non produrremmo noi coll'uso di quella libertà del pensiero e della parola che di regola ordinaria è diritto, non produrremmo danno alla patria? Se in quest'istante saremmo tutti pronti a rinunciare senza esitanza alle nostre idee, ai nostri affetti speciali perché si affet-tuasse l'unificazione, perché con essa questa cara patria ottenesse il primo dei beni, esiteremmo a sacrificare le particolari opinioni, ad unirci tutti come i primi fedeli in un sol corpo, in un solo spirito, in una sola fede? Il popolo
*> Genova 28 giugno, ivi, I, 134, 29 giugno 1848, p. 615.
I34) Ibidem e Genova 20 giugno, ivi, I, 127, 21 giugno, p. 589.
W) Cfr. gli editoriali de II Pensiero Italiano, I, 125-129 dal 19 al 24 giugno.
W Unione e guerra, ivi, I, 92, 17 maggio 1848, p. 437.
**) Si allude sopra tutto a L'eco delle Alpi Marittime, n. 12.
D8> Uno sguardo a Venezia, in II Pensiero Italiano, I, 132, 27 giugno 1848, p. 607.