Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XIX
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Marziano Brignoli
verno, la Camera si pronunciasse con un voto di fiducia. Il Gabinetto ebbe 184 voti contro 1-62 mentre dieci deputati si astenevano; dato l'esiguo margine di maggioranza, il Governo si dimise.
Di questa crisi ministeriale, Cairoli dava notizia alla moglie scrivendole: Nella Camera è scoppiata la bomba; Depretis annunciò che il Ministero, prese in esame le condizioni parlamentari, ha dato le dimissioni che furono accettate dal Re, il quale incaricò lo stesso Depretis di ricomporre il Gabinetto .7) E così la crisi fu risolta, ma Cairoli non era più fra i sostenitori del Depretis; egli e il gruppo dei suoi amici politici accentuarono la loro posizione molto vicina ai ceti popolari e che esprimeva le aspirazioni democratiche di numerosi ambienti borghesi delle regioni più economicamente progredite. Questi ceti denunciavano la poca energia del Depretis, politico più cauto e meno accessibile a suggestioni progressiste, nell'attivare riforme ritenute necessarie e nell'op-porsi al dilagante affarismo. Con il distacco del gruppo Cairoli dalla maggioranza, il Governo nei primi mesi del 1878, entrò in crisi, risolta l'il marzo successivo quando il re Umberto, sul trono da circa due mesi, diede a Cairoli l'incarico di formare il nuovo Gabinetto.
L'avanzato programma politico di Cairoli non ebbe però modo di essere avviato verso la realizzazione a causa delle difficoltà della politica estera. Come è noto, al Congresso di Berlino, tenutosi nel giugno del 1878, l'Italia non ottenne quegli ingrandimenti territoriali nelle terre irredente, cui tanto credeva, con poco senso della realtà, una opinione pubblica che aveva nel Cavallotti uno dei massimi esponenti. Vi furono campagne di stampa, attacchi e accuse contro Cairoli, cui partecipò anche Garibaldi, del che molto si addolorò Benedetto che ne scrìsse alla consorte:
L'agitazione cresce, specialmente provocata dai dispacci di Garibaldi, il quale mentre esalta colle sue lodi il Ministero, gli suscita contro i più serj imbarazzi eccitando pericolose manifestazioni dei comizi. Anche il Re in un lungo ed affettuoso telegramma che mi diresse jersera, se ne mostrò preoccupato .
Pochi giorni dopo Cairoli precisava essere l'agitazione
superficiale e seguita dalla solita ultraradicale minoranza naturalmente ostile al Governo [...]. Il tuo consiglio di non abbandonare il Re così buono e leale, a perniciose influenze, attesta il fine acume che notai sempre nei tuoi politici apprezzamenti, ed è dote ben rara. Leggerò quel brano della tua lettera al Magrone al quale ho in tutti questi giorni inutilmente ripetuto l'identica
D Da Roma, 16 dicembre 1877, 8) Da Roma, 21 luglio 1878.