Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XIX
anno
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1995
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pagina
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197
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Benedetto Cairoli fra Roma e Pavia 197
grone,7) e il suo segretario generale si lasciano persuadere dal timor panico dei loro prefetti e questori. L'accoglienza di Pisa fu entusiastica: quella di Livorno oltre il credibile, un vero delirio. Mossero incontro ai Sovrani tutte le Società operaje e politiche, comprese le più radicali e si presentarono al ricevimento i capipolo ritenuti più pericolosi .I8] Ed a Chieti:
Il viaggio è un continuo, strepitoso trionfo malgrado gli spaventi del Ministro dell'Interno che presagiva manifestazioni ostili in parecchi luoghi, specialmente a Pisa, Livorno, Jesi, Fabriano, Ancona, dichiarando che respingeva la responsabilità, assunta invece da me con tranquilla coscienza. L'esito clamoroso mi ha dato ragione e prova che sarebbe stato un enorme sproposito il badare alle fantastiche paure dei prefetti sognatori di pericoli in tanto calore di entusiasmo che schiaccerebbe colla spontanea repressione popolare qualunque eccentrico o ribaldo tentativo di disordine .19)
La bella fiducia di Cairoli fu però presto smentita, così da dare ragione ai timori di Zanardelli e dei prefetti. Come si sa, nella prosecuzione del viaggio, i sovrani giungevano a Napoli, dove Giovanni Pas-sanante attentava alla vita del re. L'episodio è noto. Il re, la regina Margherita e l'allora non ancora decenne Vittorio Emanuele, principe di Napoli, arrivarono nella capitale partenopea il 17 novembre 1878. Dopo il ricevimento alla stazione, le carrozze reali si mossero lentamente, in mezzo alla folla. Precedeva la carrozza degli aiutanti di campo; nella seconda erano il re, la regina, il principe di Napoli e Benedetto Cairoli in uniforme di presidente del Consiglio. Al Largo Carriera Grande, un giovane si avvicinò alla vettura reale; aveva in mano una carta e sembrava volesse presentarla al re; potè mettere piede sul montatoio della carrozza, sollevarsi con atto rapido fino all'altezza di Umberto e colpirlo, sfiorandolo appena nella parte superiore del braccio sinistro, con un pugnale che teneva nascosto. Il re, vistosi assalito, balzò in piedi e colpì con la sciabola il capo dell'attentatore che continuava a menar colpi alla cieca. Mentre la regina gridava: Cairoli, salvi il re! Benedetto afferrava Passanante per i capelli, ricevendo una pugnalata nella coscia destra, un'altra che si aggiungeva alle tante ferite già ricevute combattendo per la libertà e l'indipendenza della Patria. L'atto coraggioso di Cairoli, che permise l'arresto dell'attentatore, valse al presidente del Consiglio la medaglia d'oro al valor militare, concessa di motu proprio sovrano. L'accaduto consentì però agli ambienti più con-
17> Come si è detto, si tratta di Zanardelli. I8) Da Firenze, 9 novembre 1878. > Da Chieti, 13 novembre 1878.