Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XIX
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1995
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198 Marziano Brignoli
servatori per incolpare Cairoli di una polìtica tollerante verso quelle organizzazioni definite sovversive (incolpate, a torto, di aver ispirato l'attentato al re che fu invece uno spontaneo atto isolato) e tale fu l'opposizione in Parlamento che il Cairoli dovette dimettersi.
Si celebrava intanto il processo al Passanante e l'ex-presidente del Consiglio fu chiamato a testimoniare sull'accaduto.
Sono appena entrato in aula ove la folla stava pigiata fin dal mattino scriveva alla moglie La mia deposizione fu semplice e serena come è semplice la verità. Anche quei testimonj, dei quali due o tre studenti che vogliono essere messi nella nota dei salvatori, riconfermarono di avere preso il Passanante dalle mie mani che l'avevano afferrato. L'imputato posa come un attore, sorride al pubblico e non ha la faccia cupa d'un assassino EI* Si sono presentati più di 150 giornalisti italiani e stranieri con la pretesa di un posto che per l'aula non sufficentemente ampia fu consentito solo a trenta. Mi furono prodigate proseguiva Cairoli immense gentilezze, dal Presidente agli uscieri; finita l'udienza mi sottrassi alle acclamazioni della folla gettandomi nella prima carrozza, che apparteneva al Capitano dei carabinieri [...] .20>
L'esclusione dal Governo non voleva certamente dire per Cairoli l'abbandono della vita politica. Tutt'altro. Benedetto continuava la sua battaglia, specialmente nell'aula parlamentare. Si dedicava soprattutto alla riforma elettorale al fine di estendere il diritto di voto, in modo da consentire una più ampia partecipazione dei cittadini alla vita del Paese ed anche per cambiare la legge elettorale ispirata al principio maggioritario, molto avversato dal Cairoli che lo riteneva strumento di corruzione clientelare e si era pertanto impegnato con solerzia a favore del sistema proporzionale. Su questo grave argomento scriveva:
È all'ordine del giorno degli Uffici la riforma elettorale d'incontestata importanza ed urgenza, combattuta dalla potente coalizione degli interessi e dalla più pericolosa cospirazione dell'ipocrisia, ma farò ogni sforzo perché l'Ufficio da me presieduto esaurisca la discussione entro la settimana .2li
L'ansia di rinnovamento del Cairoli si scontrava con il cauto riformismo del Depretis, cui forse non era molto gradito l'attivismo cai-roliano, ma, osservava il patriota pavese:
l'abnegazione, pur quando eccede, non è una colpa che pregiudica il passato e l'avvenire di chi segue l'impulso della coscienza. E non è conforme alla
20> Da Napoli, 6 marzo 1879.
21) Da Roma, 29 aprile 1879. Cairoli era presidente della Commissione per la riforma elettorale.