Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XIX
anno
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1995
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pagina
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200
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200 Marziano Brignoli .
Cairoli non smentiva la sua lontana esperienza mazziniana che in lui, come in altri eminenti patrioti, impose un incancellabile segno di dedizione alla Patria, una e indivisibile. Una concezione che il Cairoli ribadiva con parole severe:
La battaglia regionale finirà lunedì e sarà aspra, eccitata dalle occulte ambizioni, funeste forse. Ho fatto il possibile per impedirla, per trovare un mezzo di conciliazione, non a beneficio del Vecchio che in ogni modo bisogna colpire, ma per carità di patria, essendo facile il prevedere a quali calamità può condurre la scossa data al sentimento unitario. Ma l'improvvisa audacia sostituita all'abituale malizia era sintomo di una cospirazione della quale non mi è impossibile indicarti [...] la fine orditura. Dunque siamo da capo e su di me che non ho potuto piegare alla prepotente pertinacia del Crispi e compagni, si sfogheranno le ire coalizzate. Ma i giorni del Vecchio parlo della sua vita ministeriale sono probabilmente contati .30)
Cairoli aveva ragione. Il 24 giugno 1879, infatti, il Senato aveva approvato con numerosi ed importanti emendamenti, la proposta di legge, già approvata dalla Camera, per la abolizione della tassa sul macinato. La Camera dei Deputati si ritenne lesa nelle sue prerogative e nella seduta del 3 luglio approvava un ordine del giorno presentato da Alfredo Baccarini di sfiducia al Governo. Il clima politico di quel giorno è bene rappresentato nella corrispondenza del Cairoli:
Potevo mettermi con Crispi e Depretis contro tutti i miei amici? Ma la situazione parlamentare è orribile; da questa crisi può uscire il peggio, un connubio Sella-Nicotera. Nulla di bene certamente. Ma ai più pareva il maggior male il Ministero Depretis e non pensano al poi. È certo che quand'anche per le preoccupazioni politiche, cioè per lo spavento di regionali discordie, io mi fossi mosso in favore del Ministero, ne avrei strascinato di ben pochi e si sarebbe in ogni modo costituita una maggioranza contro di lui [...]. Mi tentò il pensiero della dimissione; avevo anzi già incominciata la lettera, quando sopraggiunse il buon Biancherino31) il quale col solito calore suo ha fatto osservazioni che purtroppo finirono col persuadermi. Poiché è certo che la mia dimissione non sarebbe accettata dalla Camera e sarebbe interpretata dal paese come un atto di pentimento, sarebbe dunque una manifestazione inutile e non decorosa .31)
Come è noto di fronte alla sfiducia manifestata dalla Camera, il Depretis si dimise. Cairoli aveva guidato l'opposizione interna della Si-
30) Da Roma, 28 giugno 1879.
31) Giuseppe Biancheri (1821-1908). Eletto deputato di Ventimiglia a 32 anni, appartenne alla Sinistra e fu deciso avversario di Cavour; in seguito si avvicinò alla Destra. Fu presidente della Camera dal 1870 al 1876, poi dal 1884 al 1892 e quindi dal 1894 al 1904. Ebbe successivamente la nomina a Primo Segretario del re per gli Ordini dei Santi Maurizio e Lazzaro e della Corona d'Italia. Fu universalmente stimato per la rettitudine e l'integrità del carattere.