Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XIX
anno
<
1995
>
pagina
<
202
>
202 Marziano Brignoli
tica dal Depretis. Alla fine Benedetto si lasciò convincere ad accettare l'incarico di formare il nuovo Governo.
Il rifiuto era impossibile spiegava a donna Elena come l'ignominia di una ritirata; il paese mi avrebbe maledetto, ma quel che è più non mi avrebbe perdonato la mia coscienza [...]. È probabile che io non riesca a comporre il Ministero, nel qual caso verrebbe la Destra, ma il suo trionfo non sarebbe imputato a mia colpa .34)
Di ostacoli dovette incontrarne e non pochi, a cominciare da quelli, come spesso succede, frappostigli dagli appartenenti al suo stesso partito. A cominciare dal Crispi, oppositore accanito di Cairoli. Lo rileviamo anche da queste poche righe indignate di Benedetto:
Il Crispi e i suoi minacciano di farmi cadere nella prima ora in cui mi presenterò alla Camera ed ha l'audacia di dirmi: se non formi il Ministero come propongo io, meglio il Sella. È il delirio della vanità; in quest'uomo v'è della fiera. Prepara l'ostilità con tutti i mezzi e suscita gli ostacoli con tutti i raggiri del mafioso inferocito. Credo veramente che l'ambizione quando trascende, guasti il cervello. Non avrei mai pensato che egli credesse possibile nelle attuali condizioni parlamentari la sua rivincita e che gli fosse data da me col farlo ministiro dell'Interno [...]. Mi faranno cadere subito, forse, ma non transigerò mai .35)
Di opposizione Cairoli ne aveva avuta molta, sempre dai suoi, dal suo partito nel quale sembra prevalessero preoccupazioni personali e locali sulla politica generale. Così ne scriveva lo stesso Cairoli:
L'alleanza, dirò meglio il connubio, Sella-Nicotera sembra un fatto compiuto; le ire di una piccola parte della Sinistra sono scatenate contro di me; non avendo voluto piegarmi io, vogliono essi, gli ambiziosi delusi, spezzarmi. La Mafia e la Camorra sono congiurate contro di me. E d'altra parte la rinuncia al mandato mi farebbe colpevole davanti al paese perché il Re sarebbe forzato a chiamare la Destra che andrebbe al potere sulla via trionfale per causa mia. Il Vecchio, che deve temere il peggio, non crea imbarazzi; so anzi che mi è propizio e che disse ripetutamente al Re: Cairoli è una necessità. Se le forze delle circostanze lo riducono a tenere un contegno così nuovo, a far dichiarazioni così espansive, non mi abbandono perciò all'illusione di una cieca credibilità. Ma quale guerra infame mi è mossa dagli altri capi dei gruppi nei quali si divide la Sinistra dissidente! Dovendo scegliere un siciliano mi rivolsi al Perez,3 di specchiata probità, sindaco di Palermo, amato e stimato
> Da Roma, 8 luglio 1879.
35> Da Roma, 10 luglio 1879. La sottolineatura è nel testo.
*> Francesco Perez (1812-1892). Patriota siciliano, partecipò attivamente alle lotte per l'indipendenza dell'isola nel 1848. La restaurazione borbonica lo condannò all'esilio. Fu dapprima a Genova e poi a Firenze. Nel 1860 tornò in Sicilia e fu nominato consigliere alla Corte dei Conti siciliana e nel 1867 passò con -lo stesso