Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <207>
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Benedetto Cairoti fra Roma e Pavia 207
denta, Matteo Renato Imbriani rivelò come il Depretis, ministro degli Interni nel Gabinetto Cairoli, in un colloquio collo stesso Imbriani e con Menotti Garibaldi, avesse dichiarato che i Ministri italiani, mal­grado le opposte apparenze dettate da necessità diplomatiche, desidera­vano il ricongiungimento delle terre irredente alla Madrepatria. Questa rivelazione ebbe grande eco in Austria, tanto che furono inviate truppe alla frontiera con l'Italia. Il Governo di Roma si adoperò per smentire le rivelazioni di Imbriani, ma forse, più che le smentite ufficiali, con­tribuirono alla soluzione dell'incidente, che ripetiamo, non era da poco, il personale intervento di Cairoli che incontrò il conte Wimpfen, amba­sciatore d'Austria a Roma al quale parlai riferiva Benedetto con grande franchezza considerandola io in molti casi la migliore diplomazia. Lo trovai gentile, anzi cordiale; si confessò convinto con dichiarazioni tali che mi fanno ritenere, come si dice nel gergo parlamentare, esau­rito l'incidente .57)
Era tipico del Cairoli considerare la sincerità come la migliore di­plomazia, un atteggiamento morale che lo avvicinava singolarmente a Massimo d'Azeglio il quale affermava il dovere di essere sempre sinceri, anche nei trattati internazionali. La solidità del carattere accumunava due uomini pur tanto distanti nella collocazione politica.
Fu un bene che l'incidente con l'Austria venisse risolto rapida­mente non essendo il Gabinetto Cairoli in grado di esplicare una efficace azione poiché la maggioranza che lo sosteneva era assai poco solida. Infatti, il 29 aprile 1880, discutendosi l'esercizio provvisorio, la Camera mise in minoranza il Governo che si dimise. Il re non accettò le dimis­sioni e con decreto del successivo 2 maggio sciolse la Camera. Le ele­zioni si tennero nei giorni 16 e 23 dello stesso mese e la legislatura fu inaugurata il 26 seguente-li Governo si impegnò a fondo nella riforma elettorale, da sempre postulato fondamentale della Sinistra. Il 31 maggio il Depretis, ancora ministro dell'Interno, presentò alla Camera un disegno di legge per la estensione del diritto di voto a tutti coloro, beninteso uomini, che aves­sero compiuto i 21 anni e frequentato le scuole elementari almeno fino alla quarta classe. La discussione di questo progetto di legge fu assai vivace e vi intervennero illustri parlamentari, ma il dibattito non giunse a conclusione e la tanto attesa riforma elettorale dovette attendere an­cora qualche anno.
Il Gabinetto Cairoli fu più fortunato nei confronti della tassa di macinazione, il famigerato macinato , che fu avviata verso una gra­duale abolizione. Infatti la legge 19 luglio 1880, all'articolo 1 recitava: Sono approvate le disposizioni relative all'abolizione graduale della tassa
57) Da Roma, 11 gennaio 1880.