Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <212>
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Marziano Brignoli
italiani non desistevano da iniziative apparentemente economiche ma co­pertamente politiche. Né contribuì ad allentare la tensione la visita di una delegazione tunisina ai sovrani d'Italia che nel gennaio del 1881 si trovavano in Sicilia. Guidava la delegazione il Console d'Italia a Tunisi, Licurgo Macciò, il quale nell'indirizzo di saluto al re ed alla regina, dopo aver accennato alle contrade tunisine che già furono di Roma, dichiarò che gli italiani di Tunisia attendevano con fiducia il giorno in cui il prestigio e l'onore della Nazione all'estero sarebbero stati pari alle sue gloriose tradizioni ed ai suoi alti destini. Queste espressioni avevano un significato abbastanza chiaro di invito al Go­verno a risolvere con la forza la questione tunisina. Resta il dubbio se quelle espressioni così gravi fossero o meno concordate con il Go­verno; è per altro difficile pensare che un Console in servizio potesse leggere un indirizzo al re, su un argomento e in un momento così delicato, senza un preventivo assenso del ministro degli Esteri che era Cairoli. Se anche, in assai improbabile ipotesi, il discorso del console non ebbe una preventiva approvazione governativa, la ebbe certamente dopo perché il ministro non lo smentì. Il che vuol dire che Cairoli fece proprie le parole del console, parole che erano in contrasto con i criteri di pacifica convivenza, ancorché di concorrenza economica, con la Francia, cui diceva di ispirarsi la politica italiana verso la Tunisia. Su questo punto Cairoli va sicuramente censurato perché aveva consen­tito una clamorosa manifestazione che era in contrasto con la sua linea politica. Ciò ebbe due conseguenze negative: da un lato diede l'impres­sione che l'Italia volesse attuare mire espansionistiche in Tunisia, il che noi sappiamo non essere completamente vero; dall'altro indusse la Fran­cia a stringere i tempi della sua azione su Tunisi per battere sul tempo l'Italia. Pertanto, con il pretesto di catturare tribù provenienti dalla Tunisia che avevano sconfinato in Algeria, il 24 aprile 1881 forze fran­cesi iniziarono le operazioni per l'occupazione della Tunisia.
L'iniziativa francese fece grande impressione a Roma e mise a ru­more il mondo politico. Non furono risparmiate critiche al Governo, critiche che al Cairoli sembrarono un pretesto per attaccare il Ministero. In realtà era tutta una politica estera che veniva sottoposta a critica, anche* se non sempre a proposito. Scriveva Benedetto:
[gli avversari] pensano un nuovo colpo contro il Ministero alimentando i malumori per la gloriosa invasione francese che completerà l'impresa occu-
68) Per l'occupazione della Tunisia la Francia allestì un corpo di spedizione forte di 33 battaglioni, 14 squadroni, 10 batterie, 6 compagnie del genio per un insieme di oltre 30.000 uomini e una Botta costituita da 9 corazzate e 7 navi -minori.