Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XIX
anno
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1995
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215
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Benedetto Cairoti fra Roma e Pavia 215
menti nobili, ma purtroppo non molto efficaci nella lotta di interessi fra le Grandi Potenze.
Umberto I fu dapprima molto riluttante ad accettare le dimissioni di Cairoli; alla fine le accolse, ma espresse Pintendimento di trovare una soluzione per il successore, diversa da quella propostagli dallo stesso Cairoli.
Io gli osservai ricordava Cairoli che ve n'era una sola, cioè un ministero tolto dalle fila della maggioranza, perché la Destra è una minoranza nella Camera e nel Paese; lo scongiurai a non abbandonare la via tracciata dai doveri costituzionali da lui sempre scrupolosamente adempiuti, gli indicai i pericoli di una diversa condotta, gli parlai insomma colla consueta schiettezza .79)
Questa lunga ed importante lettera, oltre a confermare la personale amicizia esistente fra Cairoli e il sovrano, ci dà anche una efficace rappresentazione di quel difficile momento politico. Continuava Cairoli:
[Il re] mi baciò ed abbracciò più volte con effusione, mi disse che io ero il suo miglior amico e mi domandò perfino perdono per tutte le amarezze che in causa sua ebbi in questi due anni. Mi ha veramente commosso, perché comprendo la dura alternativa che lo tormenta e i motivi della sua ripugnanza ad alcuni uomini; ma le colpe della Sinistra non autorizzano la chiamata della Destra. La personifica il Sella, ma egli vorrebbe comporre un Ministero di apostati il che è anche peggio perché offende il senso morale del paese e le sue tradizioni di un governo costituzionale. Dissi ciò allo stesso Sella, che mi ha fatto una lunga visita, e lasciandomi concluse il colloquio, sorridendo, con queste parole: "Se riesco a comporre un Ministero almeno avrò la compiacenza di castigare il partito che fu infedele a Cairoli; se non riesco, subirai nuovamente tu le conseguenze". È superfluo dirti che protestai contro la minaccia, dichiarando impossibile la recidiva [...]. Tu immagini rimpianti, la disperazione, lo spavento che dominano a Montecitorio e portano i loro echi alla Consulta. Ci sarebbe da riderne, se non fossero in gioco le sorti del paese. Ma la mia coscienza è tranquilla e se la cupidigia delle ambizioni condusse il partito sullo sdrucciolo del precipizio, non è colpa mia ,81)
Il mancato sostegno a Cairoli da parte del suo partito, consente di vederne la caduta sotto un altro aspetto. Dopo l'unità, come è noto, fra gli uomini del partito d'azione si erano venute delineando due tendenze, con diversi obbiettivi politici. Un settore si poneva come costrut
ti Ibidem.
) La sottolineatura è nel testo.
8 V. nota n. 74.