Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <225>
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Benedetto Cairoti fra Roma e Pavia 225
l'insistenza del Comitato democratico nel portare Cavallotti, gii sicuro a Milano ed in altri collegi e la sua accettazione per il gusto di cinque o sei rie­lezioni .121)
Questo è un documento abbastanza rappresentativo della lotta po­litica negli anni ottanta. Cairoli era certamente un gran nome, soprat­tutto in Lomellina ma evidentemente l'ascendente gli veniva, se non con­testato, forse insidiato da nomi non altrettanto illustri ma più pregiati da certo elettorato che pur onorando Cairoli non lo confortava del suf­fragio elettorale, ben orientato evidentemente dalla Gazzetta Lomellina di Gaspare Cavallini, eminente personaggio locale di stretta osservanza depretisiana. Si capisce poi questa opposizione quando si pensi a quel­l'accordo con i radicali, menzionato da Benedetto; una intesa che non poteva riuscire gradita al Depretis ed ai suoi amici, avversi alla accen­tuazione di certi temi politici e sociali che contrastavano con la tradi­zionale prudenza depretisiana. La verità era che la maggioranza dei de­putati e quel che più importa, la maggioranza degli elettori, era salda­mente nelle mani del Depretis che la amministrava con accorta politica. Non si parli di corruzione, che dopo si è visto di peggio. Il tanto vituperato trasformismo va oggi considerato in sede storica con una più pacata riflessione dei tempi e degli uomini. Il Depretis era asceso al Go­verno in tempi in cui si erano placati i grandi contrasti del passato ed i nuovi non erano ancora pienamente affermati, in una pausa, si potrebbe dire, della vita politica italiana, succeduta alle lotte del Risorgimento e non potevano crearsi partiti politici artificiali, in sostituzione di quelli tradizionali che si stavano spegnendo. La maggioranza dei parlamentari, proveniente da schieramenti diversi, si raccolse intorno alla persona del Depretis, senza una particolare colorazione politica ma sapientemente ma­novrata dalla sperimentata abilità del presidente del Consiglio. Certa­mente il Depretis, conoscitore degli uomini, delle loro virtù e dei loro difetti, seppe valersi delle prime e servirsi dei secondi, ma quella poli­tica personale, anche clientelare, se vogliamo, non lese mai grandi inte­ressi pubblici. Depretis praticava favoritismi di modeste dimensioni, non paragonabili ai grandi fenomeni di affarismo venuti dopo. Coloro che avevano in quegli anni le più alte responsabilità politiche erano in ge­nere di condizione agiata e tali rimasero anche dopo avere esercitato pubblici uffici, quando non lasciavano le cariche con i patrimoni perso­nali diminuiti.
Naturalmente Cairoli, nel pieno della lotta politica, queste conside­razioni non poteva farle e combatteva la sua battaglia la quale comprese
W Da Gxopello, 8 maggio 1886.