Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
anno <1995>   pagina <233>
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1860: i Mille di Garibaldi 233
sono sempre legati, trasmette allo spettatore, pur nella durezza degli eventi narrati (l'occupazione borbonica del villaggio), un senso di serenità grazie alle inquadrature in campo lungo che, come l'ha definita Bela Balazs, permettono un primo piano della terra intendendo con questo che il paesaggio e la natura, essendo a contatto con gli attori, diventano parte integrante della ripresa. In opposizione a questa costruzione c'è la città. Le riprese della parte centrale narranti la situazione dei garibaldini a Genova, sono sempre fatte con poca luce, di notte. Le riprese in interni obbligarono ad una illuminazione artificiale, a inquadrature in campo medio con pochi movimenti di macchina; il tutto trasmette un senso di claustro­fobia, di confusione, di promiscuità pur senza i gravi problemi che afflig­gevano invece la Sicilia. Un luogo di chiacchiere e discussioni la città, contrapposta a quello dell'azione, la campagna.
Il ruralismo del film si configura quindi più come una serie di flash­back culturali, che non come tema su cui Blasetti intenda riprendere un discorso. Caso mai l'importanza è da ricercarsi proprio nei risvolti delle impostazioni storiografiche di regime. Presentare il Risorgimento come un episodio svoltosi nelle campagne e combattuto dai contadini esemplificava un modo di rapportarsi agli avvenimenti storici che sono, ed erano, alla base della formazione dello Stato italiano. Questa scelta, escludendo quella che fu la vera culla del Risorgimento, la città, non solo negava i suoi prodotti: liberalismo, democrazia e socialismo, ma affermava la presenza di una classe sino ad allora esclusa dalla vita politica nazionale: i conta­dini. Blasetti si confermò qui, ancora una volta, profondo conoscitore di quei meccanismi psicologici e delle proprietà evocative della finzione fil­mica rendendo, attraverso le immagini, ciò che il regime si sforzava di rendere con la propaganda: l'idea di un fascismo profondamente ancorato alle tradizioni italiane (Risorgimento) ma pronto a rivoluzionarle e a su­perarle nel momento in cui tentava di inserire le masse contadine nel grande flusso della politica nazionale attraverso un insieme di valori etici (ruralismo), politici (collaborazione tra le classi) e sociali (principio di organizzazione gerarchico).
H taglio che Sorlin dà all'analisi del film invece fa sì che in 1860, pur essendo un film storico, la storiografia non venga considerata capace, come l'ideologia e la politica, di avere casse di risonanza nella società, di fornire modelli, di influenzare strati di popolazione più vasti di quelli degli addetti ai lavori, di creare immaginari: un mondo chiuso in se stesso senza, o con pochi, contatti con la società civile.
Un esempio contrario invece ci è fornito proprio dal Risorgimento che è sempre stato un argomento molto sentito dalla cinematografia nazio­nale.19 La sua messa in scena, la sua riduzione per il grande schermo,
,2> Non a caso 11 primo film a soggetto italiano tratta proprio di un evento fondamentale per l'Unità italiana* La presa di Roma di FMoteo Alberini (1905). Per