Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
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1860: i Mille di Garibaldi
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schermo, Lo spettacolo d'Italia e Cinematografo). Infine regista, con Sole (1929):17) un film sulle bonifiche che richiama alla memoria il Metropolis di Fritz Lang adattato ad una società contadina e rurale come quella italiana degli anni Trenta.
La scelta per la regia18) non aveva avuto, almeno con Sole una spinta di carattere estetico o artistico ma era semplicemente il logico punto di approdo della battaglia che Blasetti condusse dalle colonne di Cinematografo a difesa del cinema italiano. Il film assunse quindi un carattere politico dato che doveva dimostrare alla nazione che la crisi cinematografica era un problema che si sarebbe potuto risolvere con la volontà. Ma se da un lato, come lamentava Blasetti, mancava una mentalità imprenditoriale e cinematografica tra i produttori, dall'altro dobbiamo riconoscere a questi l'attenuante dovuta alla mancanza di idonee strutture di credito e di agevolazioni, e quindi alla difficoltà a ricercare capitali da investire.19* Con l'avvento del sonoro (il primo film è La canzone del-
17) Il film, (prodotto da una cooperativa fondata dallo stesso Blasetti, è il punto d'arrivo di una profonda meditazione sulla crisi del cinema italiano operata dalle colonne di Cinematografo. Blasetti era un ottimo conoscitore dei meccanismi economici che regolavano l'industria cinematografica e si rendeva conto della carenza di j aiuti finanziari e della pochezza imprenditoriale dei produttori ma con ciò continuò ad essere convinto che la crisi dipendesse dalle persone: Sole e la sua {produzione, finanziata dalla cooperativa Augustus con la partecipazione di alcuni esponenti della finanza romana, volevano dimostrare che se gli uomini fossero stati capaci si sarebbe potuto supplire alle carenze finanziarie.
lg) Blasetti si è identificato con il cinema sonoro italiano: dalla uscita del primo film all'ultima regia (per la televisione) Blasetti ha vissuto tutte le tappe, gli errori, i successi della cinematografia italiana. Per una filmografia completa si veda: G. GOBI, Alessandro Blasetti, Firenze, La Nuova Italia, 1984.
19) Almeno sino all'anno 1934 non esisteva una coerente .politica cinematografica. Il settore in profonda crisi dal dopoguerra aveva visto solo un timido tentativo di protezione dal prodotto estero (legge n. 1121, 16 giugno 1927 detta di contingentamento) che si risolse in un niente di fatto, anzi penalizzò ulteriormente il settore esercizio che vide ridursi le pellicole estere senza che questa (riduzione fosse compensata da altrettante produzioni nazionali. Nel 1931 (legge n. 918, 18 giugno 1931) si giunse a fornire, seppur indirettamente, un finanziamento alla produzione tramite una percentuale sugli incassi. Solo nel 1933 assistiamo invece ad un riordinamento giuridico abbastanza coerente e più organico rafforzando le misure del 1927, abbandonando -la sovvenzione sugli incassi e istituendo una tassa sul doppiaggio dei film stranieri che si risolveva, attraverso un meccanismo curioso, in un aiuto finanziario alla produzione (legge n. 320, 5 febbraio 1934). Per ulteriori e approfondite informazioni sulla situazione giuridico-economica del cinema degli anni '30 si veda: SOLAROLI e BIZZARRI, L'industria cinematografica italiana, Firenze, Parenti, 1958; J. A. Giù, Stato fascista e cinematografia, Roma, Bulzoni, 1981; L. QUAGLI ETTI, Storia economico-politica del cinema italiano, Roma, Editori Riuniti, 1980; P. V. CANNISTRARO, Il cinema italiano sotto il fascismo, in Storia contemporanea, n. 3, 1972, pp. 413-463; C. CARABBA, Il cinema del ventennio nero, Firenze, Vallecchi, 1974; M. ARGENTIERI, L'occhio del regime, Firenze, Vallecchi, 1979.