Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
anno
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1995
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pagina
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240
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Angelo "Mesti
quello di élite, molto più efficace nelle indagini di storia politica. Salvemini descriveva la storia del Risorgimento come la storia delle esperienze, attraverso cui le classi dirigenti italiane nel secolo XIX giunsero ad organizzare il regime unitario ;35) Gobetti, individuando nel distacco tra paese reale e paese legale il male dell'Italia post-risorgimentale, lamentava una mancanza di circolazione di classi dirigenti capaci di agire nello Stato moderno ;36) Volpe affermava che l'unità fu opera di una minoranza non numerosa, fatta di borghesi, di intellettuali, di alcuni elementi del patriziato, di artigiani [...] non una classe, ma frammenti di classi diverse .37) Tutti e tutte le correnti, o almeno gli esponenti più autorevoli, erano d'accordo nell'affermare che il Risorgimento fosse stato portato a termine da alcune élites.
Ciò che invece distingueva veramente le posizioni e caratterizzava, rispetto alle altre, la scuola nazionalista era una connotazione della categoria élites che riproduceva il concetto, caro ai nazionalisti, di collaborazione e di conciliazione tra le classi.38) Mentre nelle opere di Gobetti e Salvemini l'uso del concetto di élites serviva a mettere in evidenza lo iato tra classi popolari e gruppi dirigenti, in quelle di Volpe e della scuola nazionalista serviva invece a colmare quel baratro e a far quindi coincidere coscienza nazionale e coscienza dello Stato. Si ricomponeva quindi con la monarchia quell'unità nazionale che Volpe si sforzava di cercare: il popolo italiano aveva avuto uno Stato, la monarchia ima nazione.39*
Come la storiografia nazionalista, anche il film è caratterizzato da un tono ottimista teso a dimostrare lo stretto legame esistente tra popolo
35) G. SALVEMINI, Il Risorgimento italiano, in Medio evo Risorgimento fascismo. Antologia di scritti a cura di E. TAGLIACOZZO e S. Bucan, Roma, Laterza, 1992, p. 105.
*) P. GOBETTI, Risorgimento senza eroi, Torino, Edizioni del Baretti, 1926, p. 21.
?> G. VOLPE, L'Italia in cammino, cit, p. 13.
**) Il concetto di nazione caro al romanticismo inteso come il senso di individualità storica di ogni popolo era nato come reazione all'astratto universalismo e cosmopolitismo illuminista. Con l'inizio del XX secolo si presta invece ad avallare una politica spregiudicata sia sul piano interno sia su quello internazionale. Se la nazione è un individuo allora il momento di crescita, di potenza e di espansione lo si ha solo nella lotta con gli altri individui . Importante, anzi fondamentale, era la mancanza di personalità schizofrenica a causa di tensioni di politica interna: lo scontro sociale nell'ambito nazionale veniva quindi trasferito sul piano internazionale con il mito della nazione proletaria affinché si colmasse il vuoto tra masse popolari e Stato. Crr. F. GAETA, Il nazionalismo italiano, Roma, Laterza, 1981; inoltre F. CHA-BOD, Videa di nazione, Roma, Laterza, 1979.
W Riguardo a questo problema si veda G. VOLPE, Italia e Savoia, in Nuova Antologia, Roma, giugno 1925, pp. 193-218. Si tratta di un saggio scritto in occasione del 25" anno di regno di Vittorio Emanuele XII. Volpe sviluppa questa tematica della coscienza statale e nazionale a partire dall'XI secolo, individuando nel. 1860 il punto di contatto.
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