Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
anno <1995>   pagina <243>
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1860: i Mille di Garibaldi
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lettura più difficile e forse impossibile. Il toscano veniva quindi rappresen­tato necessariamente italiano ma geloso della propria autonomia ( tutti italiani, ma ognuno a casa sua ) così come in Volpe la Toscana era descritta come una terra tranquilla, di mezzane fortune, di coloni agiati, sufficientemente paga del suo stato politico, timorosa di perdere qualche cosa fondendosi col tutto .44)
Antiparlamentarismo
Nel vagone del treno che porta il protagonista a Genova il moderato ed il giobertiano hanno una discussione. Carmeliddu, il picciotto prota­gonista del film è spaesato, il suo stupore verso quella discussione è quello di chi non capisce tanti distinguo verso un problema fondamentale come l'unità d'Italia. Il confronto di idee tra l'autonomista e il giober­tiano si conclude con i due che, alzandosi ognuno a dire la propria, perdono il posto a sedere. La scena è girata con inquadrature in ogget­tiva ossia Carmeliddu, che è colui nel quale lo spettatore dovrebbe iden­tificarsi, assiste senza prendere la parola; ciò che il pubblico vede non è la discussione vista con gli occhi del protagonista (inquadratura sogget­tiva). Niente viene sancito; né la validità delle affermazioni di uno, né di quelle dell'altro, lasciando in sospeso il giudizio che lo spettatore avrebbe dovuto formarsi attraverso Carmeliddu. Successivamente, nelle scene che narrano la partenza da Quarto i due personaggi e il protago­nista si ritrovano sulla stessa scialuppa che porta al piroscafo dei garibal­dini e Blasetti interviene a chiudere ciò che era stato lasciato aperto: superate le divergenze sono convinti ormai che sia finito il tempo di discutere e sia venuto il momento di fare . Blasetti ha avuto in que­sto caso, grazie all'inquadratura oggettiva, la possibilità di prendere la parola direttamente, cosa impossibile in una costruzione soggettiva . Estorce, in questa scena, una confessione di fallimento a coloro che sul treno si perdevano in chiacchiere. Il senso di tutto ciò è da rintracciarsi non soltanto nelle convinzioni politiche del regista: Torrenti di chiac­chiere, torre di Babele politica, incoscienza della immanente rovina di ogni possibilità di unione della patria. Nuclei isolati di patrioti e di ri­belli muti, decisi, votati alla morte resistono nella fiducia di un Uomo che convoglierà le loro forze e altre ne attirerà fatalmente quando porterà la realtà politica attuale dal campo della discussione a quello dell'azione , individuando una analogia tra il 1860 e il biennio 1920-22. Oppure in mia sua ben definita idea di cinema politico: Un film storico può rie­vocare momenti perfettamente analogici con quelli che viviamo, o, comun-
**) G. VOLPE, L'Italia in cammino, eit., pp. 15-16.
*5> Cr. G. GORI, Alessandro Blasetti, dt., p. 41 che riporta l'intervista che Blasetti rilasciò a La Stampa.