Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
anno <1995>   pagina <244>
immagine non disponibile

244 Angelo Netti
que, che abbiano con essi un riferimento tanto evidente da farci abolire i secoli trascorsi [...] e da queste analogie e da questi riferimenti possono scendere moniti, incitamenti, cognizioni che valgono a rinforzare la co­scienza popolare di oggi.46* Ma soprattutto ndPimmaginario storico della società italiana degli anni Venti e Trenta.
Immagini come torre di Babele politica oppure quella di tor­renti di chiacchiere erano già da tempo nell'universo culturale dell'epoca, ed indicavano una degenerazione dell'istituto e della prassi parlamentare nel parlamentarismo cioè in un fenomeno di corruzione del costume poli­tico dovuto al fatto che la rappresentanza nazionale aveva cessato di essere una ambizione ed era diventata una carriera. La cultura nazionalista e poi quella fascista, quella liberale radicale, tutte le correnti del socialismo rivoluzionario avevano trovato nel parlamentarismo e in quella che era considerata la sua massima espressione, l'età giolittiana,47* uno dei più grandi difetti della vita politica italiana. Nessuno metteva in discussione il Risorgimento inteso come il moto che portò unità politica all'Italia, tutti puntavano il dito accusatore sulla generazione successiva, quella che diresse l'Italia nel suo periodo di adolescente . La storia d'Italia veniva così divisa in due periodi ben distinti,48* il primo caratterizzato da uno sforzo eroico che, pur tra difetti e difficoltà (sia interne che interna­zionali), aveva avuto il pregio di far ascendere l'Italia letteraria ad una dimensione politico statuale moderna; il secondo (grosso modo dagli anni '80 del XIX secolo allo scoppio della prima guerra mondiale) in cui, per ragioni biologiche e opportunistiche, le nobili intenzioni, gli ideali che avevano animato il fenomeno risorgimentale, erano stati abbandonati a favore di una politica e di una prassi parlamentare che, sancendo il predominio borghese attraverso l'esclusione dalla vita politica di vasti settori di popolazione, conservasse l'esistente.49)
4*) Intervista rilasciata a II Mattino, Napoli, 2 giugno 1934.
W A questo proposito confronta G. CAROCCI, Gioititi e l'età giolittiana, Torino, EinaucB, 1971. L'autore osserva paradossalmente come la cultura dell'età giolittiana fu, nella sua grande maggioranza, antigiolittiana individuando in questo l'effetto di un malcontento fomentato in primo luogo dai due limiti fondamentali del sistema [politico]: il carattere sezionale, corporativo del riformismo e del protezionismo; il distacco fra paese e Parlamento , p. 106. Si veda inoltre A. AQUARONE, L'organiz­zazione dello Stato totalitario, voi. I, Torino, Einaudi, 1965.
Questa netta distinzione ricalcava lo schema interpretativo dell'opera di A. ORIANI, La lotta politica in Italia, Firenze, Libreria della Voce, 1913, che dopo essere passata inosservata per alcuni decenni venne a costituire un nuovo possibile punto di vista quando, all'indomani della grande guerra , si iniziava il processo al Ri­sorgimento .
W Salvemini ad esempio, distingueva nettamente tra gli uomini che lottarono e patirono per darci una patria e coloro che alla patria utilmente servirono dopo che fu compiuta. Cfr. AA.W., Gaetano Salvemini tra politica e storia, Atti del convegno internazionale di studi su G. SaJvemini, Roma, Laterza, 1986.