Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
anno <1995>   pagina <247>
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1860: i Mille di Garibaldi 247
invisibile del film: la sua presenza permea di sé tutte le scene e il senso della narrazione, dall'inizio, in terra siciliana dove i picciotti lo attendono per essere liberati, alla conclusione, dove nella battaglia di Calatafimi è la presenza stessa del Generale e le sue parole che inducono i garibaldini alla vittoria. Sta proprio qui la felice intuizione di Blasetti e di Cecchi: una messa in scena in linea con le idee del regime e tesa ad esaltarlo avrebbe obbligato Blasetti ad una scelta che avrebbe spinto il film verso una rappresentazione romantica ed oleografica.
Questo tuttavia non significa che non esista o che non si possa rintracciare in questa soluzione stilistica un parallelo tra il Garibaldi di 1860 e Benito Mussolini5 che come Garibaldi è l'Uomo che salva l'Italia dai torrenti di chiacchiere . Ciò che legittimava e legittima que­sta analogia tra Garibaldi e Mussolini erano alcune caratteristiche che, assumendo in questo periodo una connotazione esaustiva del carattere e della prassi del personaggio Garibaldi, permettevano la riduzione della complessità storica dell'individuo, semplificandola a vantaggio di una inter­pretazione fascista dello stesso. Questa opera di mediazione aveva avuto in Giovanni Gentile il più acuto e intelligente interprete.
La formula di fascismo come sintesi tra tradizione e rivoluzione veniva ad assumere la funzione di un paradigma:575 i processi storici ed Ì personaggi del Risorgimento venivano letti sotto questa luce. In un arti­colo del filosofo, apparso sulla Nuova Antologia,5 Garibaldi impersona il popolo che volontariamente combatte per conquistare la propria indipen­denza e come nel popolo i caratteri del personaggio sono riscontrabili nell'intuito, nel buon senso, coraggio, forza e schiettezza assoluta. Gari­baldi diventava così il personaggio risorgimentale nel quale si incarnò pienamente il mito populista del regime. Garibaldi e il popolo erano la stessa cosa. In sintonia con Gentile, ma con un taglio più politico, Fran­cesco Ercole si addossò l'arduo compito di annettere la figura di Garibaldi, dimostrando il suo fascismo contro coloro che ved[ev]ano in Lui l'eroe della libertà e della democrazia . Secondo Ercole la libertà che Garibaldi amava non era la sua libertà di individuo, era la sua libertà di italiano , spiegando come questo significasse non la libertà di individui isolati o dei partiti o delle fazioni [...] ma proprio ed unicamente la libertà di
*) Per una posizione diversa fi veda G. GORI, Alessandro Blasetti, titt., p. 45: Ciò che non. regge, invece, è l'equazione Garibaldi Mussolini. Gian Piero Brunetta ha spiegato che nell'Italia degli anni trenta l'unico vero divo fu Benito Mussolini e che H suo divismo, a differenza di quello hitleriano veicolato dalla radio era necessa­riamente visivo: Mussolini doveva essere visto.
W Si veda a questo proposito A. DEL NOCE, L'idea del Risorgimento come categoria filosofica in Giovanni Gentile, in Giornale critico della filosofia italiana, 1968, pp. 1-163.
58) CÉr. G. GENTILE, L'originalità di Garibaldi, ck.