Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
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1995
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1860: i Mille di Garibaldi
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storiografia del regime, potè essere utilizzato dagli avversari storici di quello, a sostegno della propria politica.
Qualsiasi opera cinematografica vive di vita propria solo dopo che è stata stampata e proiettata. Solo allora suggerisce, stimola, induce ad un discorso che gli autori rivolgono al pubblico. Il senso e la costruzione di questo è dato dal montaggio, ossia dall'unione, in una sequenza ordinata dagli autori, dei molti pezzi di pellicola che costituiscono l'unità minima del discorso: le inquadrature. Se intervenissimo a scomporre quell'ordine o a privarlo di alcune scene attraverso tagli o aggiunte ci troveremo davanti a qualcosa di profondamente diverso dalle intenzioni iniziali.
Così è stato per 1860 di BlasettL Al di là degli evidenti contenuti stilistici di cui si fece portatore il neorealismo tanto da considerarlo come una anticipazione di questo,64* il film fu utilizzato sotto l'aspetto politico da parte di un regista, A. Pietrangelo che, candidato nel 1948 nelle liste del Fronte Popolare, se lo portava dietro per proiettarlo ai suoi comizi. Una volta tagliata la scena finale con cui si dava l'idea di una continuità ideale e politica tra Risorgimento e fascismo, il film si prestava bene a propagandare, attraverso la figura di Garibaldi, simbolo del Fronte Popolare, l'idea della Resistenza come secondo Risorgimento.65 L'operazione tuttavia fu possibile non solo grazie al taglio di quelle scene ma era connessa con una certa visione del fenomeno resistenziale. Come nel film, per quanto riguarda gli avvenimenti risorgimentali, i partiti del CLN mettevano in risalto la guerra di liberazione m compiuta dal popolo ita-
**) Cfr. G. PUCCINI, 1860 è l'antenato di Roma città aperta, in Unità, 15 giugno 1947; A. PIETRANGELO A. Blasetti iniziatore del nuovo cinema italiano, in La voce, 17 agosto 1947; U. BARBARO, Studi sul neorealismo nel cinema italiano, in Unità, 10 febbraio 1957.
*5> Questa interpretazione, peraltro non molto calzante, ebbe però vasta eco. Esemplificativo è T. TESSASI, Rapporti tra taluni aspetti della Resistenza e alcuni aspetti del Risorgimento, in Movimento di liberazione in Italia, n. 11, maggio 1951, p>. 8-27. Altro esempio è dato da Senso di L. Visconti. Un film sul Risorgimento ma da leggersi come film sul tradimento dei valori resistenziali. Nel film, la classe dirigente viene accusata di aver, tradito il Risorgimento cosi come nel 1954 (anno di uscita del film) era evidente ormai il tradimento delle attese resistenziali e la normalizzazione della società italiana.
66) Affermando il carattere unitario e nazionale della lotta resistenziale a scapito invece di altre visioni come quella di guerra civile (ben presente agli occhi dei partigiani) si voleva solo mettere in risalto una interpretazione che dava credibilità e legittimità alla nuova classe dirigente di fronte al Paese. Questa visione fu talmente penetrante che solo agli inizi degli anni Ottanta, all'interno del cinema, si parla e si fa un film sulla resistenza intesa come guerra civile. Fino infatti a La notte di S. Lorenzo dei f.Ili 'Paviani assistiamo a film significativi Roma città aperta di Rossellini, Achtung banditi di Lizzani, Il sole sorge ancora di Vergano ma dove predomina il taglio liberazionista unitario e nazionale di quella lotta.