Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
anno
<
1995
>
pagina
<
253
>
Libri e periodici 253
Poi, gradualmente, si passa dal mare all'aria a partire da U.S. Naval Aviation in Europe during World War I di Richard A. von Doenhoff. Uno studio sintetico ed interessante sull'attività che gli aviatori della marina statunitense riuscirono a svolgere in Europa, cioè quasi solo in Italia, dove avevano come base il Lago di Bolsena e Porto Corsini, prima della fine del conflitto. Sempre d'argomento aeronautico è da ricordare Les aviateurs cana-diens in Italie 1917-1918 di Jean Pariseau, che espone molto dettagliatamente, con dati assoluti e percentuali, l'opera svolta dai Canadesi del Royal FI ying Corps che operarono in Veneto durante l'ultimo anno di guerra.
Vale la pena di citare ancora tre memorie, anche se non fondamentali. La prima è La partecipazione americana alla guerra europea nei documenti dell'Ufficio Storico. Esperienze e ammaestramenti di Nicola Della Volpe, buona per le indicazioni che dà in merito alle opinioni espresse dagli osservatori italiani al seguito degli Americani in Francia. La seconda è intitolata L'influenza del pensiero di Giulio Douhet sulla dottrina d'impiego dell'aviazione strategica elaborata da Mitchell di Fulvio Ristori, che mette in evidenza le differenti vedute dei due teorici della guerra aerea. L'ultima delle tre, che non tocca assolutamente l'Italia, è La partecipazione del Brasile alla prima guerra mondiale di Dino Willy Cozza, in cui viene esposto tutto quello che riguarda il ridottissimo sforzo brasiliano durante il conflitto.
Un discorso a parte merita infine la memoria di Jean-Marc Marill 1918, gestion d'une victoire sous influence américaine . È senza dubbio un buon lavoro, ben documentato e ben costruito, ma risente in pieno del classico atteggiamento francese di sottovalutazione, anzi, d'annullamento dello sforzo italiano. Pretendere di sostenere che la vittoria sul fronte occidentale nel novembre del 1918 sia stata dovuta alla irriducibile combattività dell'Armée de terre significa non voler riconoscere il valore strategico del crollo austriaco, ottenuto dall'Italia. Quando poi si considerino sia i fatti del periodo dal 24 ottobre al 2 novembre 1918 sia la testimonianza di LudendorfE sul valore decisivo che la vittoria italiana, minacciando l'apertura di un secondo fronte in Baviera di lì a poco, ebbe per la resa tedesca ad Occidente non si può fare a meno di pensare che un minore sciovinismo ed una maggiore obiettività sarebbero necessarie all'autore per essere perfetto.
Dovendo tracciare un quadro generale del volume, non si può fate a meno di rilevare, oltre alla già accennata disparità di livello fra i vari interventi, ima lacuna, da parte italiana, decisamente notevole ed inspiegabile.
L'intervento più ovvio che ci si poteva aspettare da un Italiano in un convegno di questo genere era, a parere di chi scrive, un'indagine sull'influenza che il modo di combattere latino-americano poteva avere avuto su Garibaldi. La questione non è tanto peregrina come potrebbe apparire se si prendono in considerazione alcuni elementi. Garibaldi diventò un militare, meglio, un combattente, in America Latina lottando con e contro truppe latinoamericane, in particolare brasiliane, regolari e non. Una caratteristica delle truppe garibaldine, ovunque e sempre, fu quella d'avere in massimo grado flessibilità e pragmatismo, aderenza al terreno d'operazioni e una grande capacità di sfruttamento dello stesso.
Ora, proprio da una delle memorie di questo congresso, presentata ma non esposta, Les guerres hollandaises au Brésil du XVII siede. Con front a ti on de deux écoles militaires di Antonio Lopes Pircs Nunes, emerge che le truppe portoghesi e indigene che nel Seicento batterono gli invasori olandesi in Brasile, combattevano proprio con quella leggerezza e flessibilità che avrebbe poi contraddistinto gli uomini di Garibaldi in America, Italia e Francia.
CIRO PAOLETTI