Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
anno <1995>   pagina <257>
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Libri e periodici 257
assunto, insomma, quale chiave di lettura suggestiva degli accidentati percorsi che hanno condotto ali'Unificazione, perché pone sotto nuova luce il problema, irrisolto nel Risorgimento, tra libertà del popolo e imposizione al popolo di un modello politico-economico-sociale, quello liberale capitalistico. Vetter sug­gerisce una prima spiegazione. Il successo della dittatura troverebbe la sua legit­timazione nella tradizione culturale del nostro Paese: Ha le sue origini in Machiavelli e trova linfa vitale nel culto della romanità, che costituisce il pre-requisito e una delle componenti essenziali della moderna coscienza nazionale italiana (p. 244). Il ripetuto ricorso alla dittatura è tuttavia principalmente, a nostro avviso, un'ulteriore conferma dell'isolamento in cui operarono le élites protagoniste del Risorgimento, circondate dall'indiUerenza, se non dall'ostilità, delle masse popolari.
FILIPPO RONCHI
Francesco IV e Francesco V Duchi di Modena. Atti del Convegno. Modena, Pa­lazzo Ducale. 3 ottobre 1992; Modena, Franco Cosimo Panini, 1993, in 8, pp. 135. L. 30.000.
Il Convegno, di cui il volume raccoglie gli Atti, è stato organizzato dal­l'Istituto per la storia del Risorgimento italiano - Comitato di Modena, con il patrocinio della Provincia, del Comune e delle locali Università, Accademia di Scienze Lettere ed Arti e Deputazione di Storia Patria. La giornata di studi si è proposta di rileggere i momenti salienti delle vicende modenesi e reggiane della prima metà del XIX secolo, da un punto di vista particolare, quello dei personaggi di rilievo che nel Ducato si opponevano all'idea liberale unitaria.
Benché gli interventi dei vari relatori nulla abbiano aggiunto a quanto già si sapeva in proposito, tuttavia anche un'iniziativa come questa è servita per mantenere vivo il discorso sui vinti del Risorgimento, prendendo in conside­razione le forze di resistenza conservatrici. E vale la pena esaminare ancora la politica degli Asburgo-Este dal 1815 al 1859, proprio perché essa ci fa capire che cosa fu, concretamene, il populismo asburgico , di cui i duchi Fran­cesco IV e Francesco V rappresentarono in Italia i due più intransigenti e con­sapevoli interpreti. Anche in questo ambito, ad ogni modo, suscita qualche perplessità la categoria interpretativa suggerita da Leonardo Saviano nel suo contributo II Ducato di Modena e il Regno delle Due Sicilie. Egli sostiene che l'affermazione della nazionalità italiana avrebbe lasciato nell'ombra l'iden­tità, le aspettative, le speranze delle nazioni più ristrette che costituivano le nazioni italiane pre-unitarie, fra le quali andrebbe annoverata appunto una presunta nazionalità modenese (pp. 73-74). Seguendo una simile ottica, tutto il Risorgimento si riduce all'imposizione violenta ed improvvisa di una di tali nazioni (la piemontese) che, invece di scegliere la strada confederale, avrebbe conquistato l'egemonia con le annessioni. Ma questa ipotesi appare ri­duttiva perché, per rimanere nell'ambito dell'argomento trattato dal Convegno, i duchi di Modena come ha rilevato Giovanni Santini nelle sue Conside­razioni conclusive sulla restaurazione austro-estense furono dei proconsoli di Vienna in Italia efficientissimi burocrati dei quali l'uno Francesco IV, nato a Milano, educato a Vienna, sembra essere più austriaco che italiano, l'altro Francesco V, nato ed educato a Modena, è più italiano che austrìaco (p. 128). Entrambi vissero le vicende risorgimentali come un conflitto totale tra due mondi inconciliabili, scegliendo lucidamente di difendere l'universalismo impe­riale ed il sistema di Antico Regime contro il liberalismo, il principio di na-