Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
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1995
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259
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Libri e periodici 259
gli arnrninistratori dello Stato. Ma pensarono anche ai contadini ed agli artigiani, ed in particolare ai giovani che vi appartenevano, creando per loro apposite scuole, nelle quali imparavano tre cose: il mestiere necessario alla vita, la disciplina, il catechismo. Venne formato così, solo per citare un esempio, il Corpo dei Pionieri, composto da allievi muratori, manovali, fabbri, falegnami, ecc., che venivano istruiti da maestri artigiani, da ufficiali e da preti. L'opera in questo campo ebbe successo, se il 3 febbraio 1831 furono proprio questi giovani che diedero fra i primi l'assalto alla casa di Ciro Menotti.
H suo piccolo dominio non soddisfaceva l'ambizione di Francesco IV. Uomo dell'Antico Regime, egli sognava ancora di fare la vecchia politica estera dei sovrani assoluti settecenteschi. Le idee di patria e nazione erano completamente estranee alla sua mentalità. Egli si paragonava con gli altri sovrani italiani ed aveva molte ambizioni, voleva espandere il suo dominio ed a tal fine usava gli strumenti più diversi e contraddittori. Ma le stesse potenze della Santa Alleanza gli fecero chiaramente capire che le sue aspirazioni non avevano alcuna possibilità di essere soddisfatte. Questo versante è stato esaurientemente affrontato da Edoardo Del Vecchio nella relazione II crepuscolo della politica estera del Ducato di Modena, anche se ci è sembrata un po' forzata l'ipotesi che tutta la politica interna dei duchi fosse in funzione del raggiungimento degli obiettivi di politica estera.
Com'è noto, Francesco IV trovò a Modena un gruppo di carbonari che, per un incredibile errore di calcolo, tentò di fargli percorrere una via che avrebbe dovuto apparire, con un po' di buon senso, del tutto assurda: propose proprio a lui di diventare il capo di un movimento liberale ed indipendentista facendo balenare il miraggio della formazione di un grande regno dell'Italia centro-settentrionale sotto la sua corona. Nacque cosi quell'intrigo (ancor oggi per certi aspetti misterioso malgrado sia stato ripetutamente studiato) passato alla storia come congiura estense , che costituì il punto culminante cui poterono giungere il metodo tortuoso della Carboneria e la sua illusione di potersi servire dei sovrani italiani della Restaurazione contro gli Austriaci.
Ma chi erano esattamente i carbonari modenesi? Della questione si è occupato Salvatore Pandolfìni nell'intervento La Carboneria e la Giovine Italia a Modena sotto Francesco IV, Menotti, il giovane capo dei patrioti, era un ricco ed abile commerciante, proprietario anche di un'industria tessile. Enrico Misley, che imbastì, la congiura mantenendo i contatti personali con il duca, era un uomo d'affari ed un avvocato. E gli altri? Anch'essi giovani borghesi, figli di medici, avvocati, professori; poi c'era un piccolo gruppo di ex-ufficiali napoleonici. In tutto poche decine di persone sparse in un territorio che contava circa mezzo milione di abitanti. E non a caso, mentre Ciro Menotti, insieme ai 43 carbonari riuniti nella sua casa la notte del 3 febbraio, testimoniava con la resistenza all'assalto delle truppe del duca la volontà di combattere per le idee di libertà, indipendenza, unità italiana, a Modena e nel resto del Ducato nessuno si mosse. Nessun modenese comparve, riferiscono le cronache dell'epoca, per salvare i carbonari che tentavano la loro disperata rivoluzione.
FILIPPO RONCHI
DENIS MACK SMITH, Mazzinit Traduzione di Bettino Betti; Milano, Rizzoli, 1993, in 8 pp. 420. L. 34.000.
La difficoltà di valutare a pieno gli esiti dell'azione politica di Giuseppe Mazzini, che rimane un grande educatore, e fa più di chiunque altro per