Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
anno <1995>   pagina <266>
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266 Libri e periodici
Terra di Lavoro, e l'ammiraglio Renato Sicurezza, il quale riferisce delle unità della marina italiana che portano il nome appunto dell'eroe dei due mondi* Hanno rilevanze parallele la interessante trattazione dell'ammiraglio Ruello Majolo sulla difficile missione della squadra navale francese sul litorale del Garigliano e nella rada di Gaeta; la vivace nota di Alberto Zaza d'Aulisio, condotta con piglio giornalistico, sul La Marmora, che non fu il padre dei bersaglieri; il saggio di Giovanna Sarnella sui danni provocati dalle truppe garibaldine all'eremo di San Michele in Maddaloni; gli interventi del colon­nello Giancarlo Gay, capo dell'ufficio storico dello stato maggiore dell'eser­cito, e di Alfonso Martucci, vice presidente della commissione giustizia di Montecitorio.
Le conclusioni di Bellinzona e di Gentile riducono all'unità lo svolgi­mento articolato del congresso, che ci rimanda ad un altro convegno storico sulle vicende garibaldine celebrato in Terra di Lavoro: a quello di Vairano Patenora dell'ottobre 1982 sul tema: Garibaldi: 1860, gli eventi nel Caser­tano , durante il quale vennero presentati fondamentali contributi storici e storiografici sulle vicende garibaldine nella provincia di Caserta, culminate nel celebre incontro di Vittorio Emanuele II e di Garibaldi a Taverna Catena.
GAETANO ANDRISANI
FRANCESCO LEONI, Le epidemie di colera nell'ultimo decennio dello Stato Ponti­ficio', Roma, Apes, 1993, in 8, pp. 222. L. 25.000.
La storia della medicina moderna conta sette pandemie coleriche, di cui sei, registrate negli anni 1826-1837, 1840-1857, 1863-1875, 1879-1883, 1891-1896, 1900-1916-1917, interessano e colpiscono l'Europa. I fattori più importanti nella diffusione sono la mancanza di pulizia, specie riguardo agli alimenti e all'acqua potabile, e il cattivo stato degli impianti igienici.
Questi dati di massima e queste notazioni di fondo servono per introdurre all'analisi del documentato lavoro di Francesco Leoni sulle epidemie coleriche nell'ultimo decennio dello Stato pontificio. È bene ricordare che il morbo si era manifestato anche in anni precedenti (1831, 1837, 1845-1855), trovando sempre fertile terreno nelle precarie situazioni igieniche in cui vivevano le popolazioni. Non mancano, ad esempio, relazioni, che denunziano le condizioni di estremo disagio dei lavoratori stagionali, costretti ad abitare in otto, dieci ed anche in maggior numero all'interno di una sola stanza.
L'epidemia del 1867, comunque, come giustamente osserva l'A., si inserisce in una fase politica acuta e delicata, in cui da parte dello Stato italiano e della stampa straniera non vengono lesinati attacchi, volti ad accelerare il travaglio e l'immancabile caduta del potere temporale.
La ricerca, condotta sulla scorta della bibliografia esistente e del consistente materiale inedito, rintracciato anche presso archivi privati, studia e considera sia le misure profilattiche adottate, sia le terapie seguite, quanto i riflessi avuti sul tessuto economico e sulla struttura sociale di Roma e Comarca e delle diverse delegazioni.
Leoni rileva che anche nel 1867 la classe medica possedeva scarse cono­scenze scientifiche sulle cause della malattia e sui metodi preventivi e cura­tivi . É vero, però, che il vibrione colerico fu scoperto ed isolato da Koch in Egitto molti anni più tardi (1883J, anche se il micrografo fiorentino Pacini lo aveva individuato e descritto fin dal 1854,
VINCENZO G. PACIFICI