Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
anno <1995>   pagina <268>
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268 Libri e periodici
Giunta municipale di Reggio riprodotta da Lucrezia Zappia nel suo vo­lume cogliamo assieme meraviglia e sgomento per alami atteggiamenti re­pressivi del tutto ingiustificati.
Ma qual motivo vi fu mai perché il comando militare minacciasse que­sta città di bombardamento, gremisse le nostre vie di cannoni, ed armasse ancor di cannoni il castello, come se dovesse essere subissata e condotta al-l'ultima rovina? [...]
Qual motivo vi fu perché il comando militare, la sera del 29 alle 7, emanasse bruscamente un suo editto che alle S tutti i cittadini dovessero rien­trare nelle loro case? Vi era forse minaccia di qualche dimostrazione armata, di qualche insolita ribellione? Nulla di tutto ciò; tranquillissima era la città; tutti i cittadini passeggiavano come al solito per le vie, a godere del fresco della sera. E nessuno poteva supporre che la pubblica quiete dovesse essere alterata dall'inqualificabile condotta del comando militare. Certo è che l'inaspet­tata intimazione produsse nell'animo di tutti un senso profondo d'irritazione; certo è che la parte più eletta dei cittadini che stava nel caffè dell'Europa fu insultata dagli ufEziali che volevano imporre lo sgombero; certo è che i cittadini risposero con risoluta fermezza alla scortese intima; certo è final­mente che la città, in grazia delle reciproche esortazioni dei più influenti cittadini di ogni condizione, uscì salva come per miracolo da una commozione che avrebbe potuto trascorrere in tumulto (pp. 73-74).
Certamente oltre all'esigenza di tenere sotto stretto controllo la situa­zione dell'ordine pubblico, pesò nella creazione dello Stato unitario accentrato la pesante influenza della Corte, il sostanziale giudizio negativo sulla capacità di autogoverno delle popolazioni meridionali, il ruolo di guida economica e politica del paese di cui la classe dirigente piemontese si autoinvestì ed in­fine il processo di emarginazione subito dagli esponenti democratici meridio­nali più sensibili al problema delle autonomie e delle libertà civili. Nel qua­dro del dibattito storiografico attorno a questo problema penso agli studi di Caracciolo di Roteili merita attenzione anche l'ipotesi interpretativa che Romano Ugolini prospetta nell'introduzione a questo volume, allorché sot­tolinea la preoccupazione di Cavour che un modello di Stato decentrato ri­schiasse di favorire il ritorno sotto altra forma ad una visione legata allo Stato preunitario , riproponendo le vestigia degli antichi Stati che sarebbero sopravvissuti ancora in campo amministrativo.
Si tratta, come è facile intuire, di un problema carico di interesse e di suggestioni, che attraversano pagine del libro di Lucrezia Zappia. Un libro che ha soprattutto il merito di ricostruire un intenso dibattito culturale e politico, attraverso le carte della prefettura, del comune e della provincia e attraverso la stampa locale (in particolare l'organo democratico L'Imparziale, il moderato La Fata Morgana, il cattolico Albo bibliografico-religioso-letterario), un dibattito nel quale emerge da un lato la vivacità e la ricchezza di un ambiente che visse il trapasso dallo Stato borbonico a quello sabaudo con mal­celata speranza di rinnovamento e di adeguamento della Calabria al livello delle più progredite regioni italiane ed europee.
Com'è noto, la Calabria e Reggio non furono estranei a quella vocazione alla libertà, alla giustizia e alla difesa della dignità umana, che anima il moto risorgimentale e il processo di unificazione nazionale, portandovi un contri­buto ideale di grande significato. Basti ricordare i nomi, ricorrenti nelle pa­gine di questo libro, dei fratelli Agostino e Antonio Plutino, di Saverio Vol-laro, di Casimiro De Lieto ed altri, che sembrano esprimere, come ha sotto­lineato Augusto Placanica una sorta di identità regionale, che riuscì a pro­durre un amalgama di classi e ceti. Ma, ad unificazione avvenuta, ai ceti intellettuali, che pur avevano contribuito ad animare e a suscitare lo spirito patriottico che aveva favorito l'unificazione nazionale, non restò altro che il