Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
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1995
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pagina
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269
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Libri e periodici 269
compito di garantire l'omologazione civile e culturale delle masse calabresi al disegno di consolidamento dell'unificazione ottenuta e garantire il consenso a favore dello Stato liberale. Compito molto difficile, perché significava far accettare alle classi subalterne, che pur avevano atteso il cambiamento anche come momento di riscatto sociale, la fine di una speranza di redenzione e il consolidamento economico e sociale dei galantuomini (PLACANICA, Calabria in idea, in AA.W., Storia d'Italia. Le regioni dallVnità ad oggi. La Calabria, Torino, Einaudi, 1985, pp. 610-613).
Del resto, già in un saggio del 1960, Gaetano Cingati aveva sottolineato che il crollo del regime borbonico e il passaggio di Garibaldi erano stati accompagnati da una generale attesa di cose nuove: e codesta attesa non interessava solo la borghesia o i ceti comunque legati agli interessi della proprietà o delle amministrazioni, ma gli strati più umili della popolazione (G. CIN-GÀRI, La Calabria nella rivoluzione del 1860, in Archivio storico per le provìnce napoletane, Napoli, 1960).
Il libro di Lucrezia Zappia ci consente anche di scoprire che la società reggina ed in particolare gli ambienti più vivaci, sensibili e colti della tradizione non solo liberale ma anche cattolica, avevano maturato, già negli ultimi anni della monarchia borbonica, una cultura e una coscienza civile favorevole alle forme di decentramento e di autogoverno. Ma la risposta fu, come scrive Lucrezia Zappia, il primato politico della burocrazia pubblica nella direzione e nel controllo dell'esercizio del potere in periferia, attraverso l'azione dei prefetto, che era presidente de jure della Deputazione provinciale . Attraverso il prefetto il potere centrale riusciva a controllare sottolinea l'autrice le figure più rappresentative dei Municipi, dal sindaco al segretario comunale, dal maestro di scuola al medico condotto, dipendenti tutti, a vario titolo dal potere centrale (p. 65).
Un altro aspetto significativo che emerge da questa ricerca di Lucrezia Zappia è l'attenzione dedicata all'istituto provinciale, generalmente trascurato nel campo degli studi storici ed anche nel dibattito politico nazionale, in quanto giudicato meno rappresentativo del comune da un lato e della regione dall'altro. La Zappia ne coglie invece un ruolo e una funzione particolarmente significativa quale istituto di mediazione e di raccordo tra potere centrale e autonomie locali. Tuttavia, nel quadro della nuova politica amministrativa dello Stato unitario l'istituto della provincia non riuscì ad assumere questo ruolo di raccordo tra Stato e cittadini. Il fallimento del ruolo della provincia viene ad accompagnarsi alla esaltazione del ruolo del prefetto. Scrive la Zappia: In tal modo, il nuovo Stato attraverso il suo più alto rappresentante periferico imponeva anche il suo orientamento culturale e riusciva a rompere con quella tradizione che, a Reggio, come abbiamo visto, aveva lontane radici, e alla quale i gruppi dirigenti si erano più volte richiamati, nella volontà che nulla delle passate esperienze andasse perduto . Un indirizzo che mascherava la difesa dei precisi interessi dei gruppi egemoni nazionali, esercitata attraverso l'oppressione e il dominio del centro sulla periferia (pp. 77-78).
Ma, questo libro ha anche un altro merito. Attraverso una documentata ricerca Palatrice ci offre un quadro particolarmente ricco e significativo del vivace e dialettico quadro della vita di Reggio Calabria, senza trascurare i caratteri economico-sociali che segnano la storia di questo capoluogo, letti alla luce dell'intreccio tra vita amministrativa, politica e culturale di questa città di frontiera, negli anni che vanno dalla fine della dominazione borbonica ai primi anni di unificazione nazionale, sullo sfondo di una situazione complessa e difficile, nel quadro di una realtà economica che penalizzava un'area geografica che stava perdendo la sua forza d'incidenza e di attrazione e che si caratterizzava per l'emergere di gruppi di potere nuovi legati al compromesso tra potere centrale e ambienti politici locali,