Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
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1995
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270
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270 Libri e periodici
Un'ultima annotazione riguarda l'attenzione che l'autrice dedica al ruolo della Chiesa e del mondo cattolico nella realtà reggina, arrivando alla conclusione che la Chiesa reggina rimase in qualche modo schiacciata tra la politica vaticana da un lato e quella dello Stato unitario dall'altro, esprimendo una convinzione comune alla classe dirigente locale, vale a dire che l'egemonia del potere centrale sulla società civile avrebbe finito scrive per incidere sulla stessa vitalità delle coscienze morali e civili dell'intero paese.
FRANCESCO MALGERI
SANDRO ROGARI, Cultura e istruzione superiore a Firenze. Dall'Unità alla Grande Guerra, prefazione di Giovanni Spadolini; Firenze, Centro Editoriale Toscano, 1991, in 8, pp. 284. L. 28.000.
Gli studi inclusi in questo volume, apparsi tranne l'ultimo, inedito su varie riviste e pubblicazioni tra il 1977 e il 1986, fanno luce su taluni aspetti non molto indagati dell'atmosfera intellettuale fiorentina dagli anni post-unitari alla vigilia della Grande Guerra, cercando di cogliervi i dati salienti di un'attività che, sulla scorta del lascito dèi1 Antologia e del circolo di Capponi e di Vieusseux, tendeva a colmare, con ricchezza argomentativa e pluralità di posizioni, il distacco tra cultura italiana ed europea. Protagonista di queste pagine è una Firenze fedele alla propria vocazione cosmopolita e nazionale al contempo, capace di discutere, assimilare e riproporre, con rigore e autonomia, le acquisizioni e i fermenti intellettuali che maturavano nel continente; una Firenze che era in grado di fare propri ancor prima di altri eminenti centri universitari italiani gli assunti fondamentali della scuola positivista, estendendoli dall'ambito delle scienze della natura a quello delle discipline sociali, come avveniva per la grande lezione storiografica di Pasquale Villari, in cui la cultura fiorentina forniva del positivismo una rappresentazione originale e complessa, talvolta anche ambigua nello sforzo di conciliare esigenze difficilmente compatibili.
Anche Sé in queste pagine non appaiono studi sulle riviste prestigiose che, sia pure per pochi anni, contribuirono da Firenze a scandire il tono del dibattito politico-culturale come la Nuova Antologia, la Rivista Europea e la Rassegna Settimanale viene delineata, comunque, una storia prodotta da uomini e istituzioni che esprimevano vivamente il proprio legame con la tradizione cittadina sia in un certo spirito eterodosso e trasgressivo, sia, soprattutto, nella idea che la cultura dovesse sostanziarsi di finalità civili, intendersi come strumento di mutamento, di superamento del provincialismo, dello scetticismo, della pigrizia mentale della classe dirigente italiana. L'articolarsi delle posizioni intellettuali e ideali, e insieme la preoccupazione di colmare una lacuna nel panorama degli organismi di alta cultura della nuova Italia, stanno alla base delle vicende organizzative e delle discussioni scientifiche tanto dell'Istituto per gli Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento quanto della Scuola di Scienze Sociali che iniziavano l'attività nel primo decennio post-unitario. Entrambe le istituzioni proclamavano ambiziosamente di volere collocare la propria opera in una sfera più elevata di quella tradizionale dell'insegnamento universitario: non, cioè, nella formazione della categoria di professionisti, tecnici, insegnanti, funzionari dei quali pure il paese aveva urgente bisogno in quegli anni ma nella preparazione della cerchia ristretta di ricercatori e puri scienziati (per ciò che concerneva l'Istituto) e di un ceto politico di notabili dalle specchiate virtù morali e competenze intellettuali (per quanto riguardava gli obiettivi della Scuola di Scienze Sociali).
Ispiratore, fondatore e propulsore dell'attività dell'Istituto fu il medico