Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
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1995
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pagina
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271
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Libri e periodici
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Maurizio Bufalini, patriota e scienziato, nella cui attività la consapevolezza dell'eccellenza del metodo sperimentale e della sua efficacia anche per le discipline umanistiche si coniugava con il sentimento umanitario e l'aspirazione ad agire per l'innalzamento morale e materiale delle classi disagiate. L'applicazione del procedimento induttivo ed empirico, fondato su presupposti materialistici e meccanicistici, fu la cifra qualificante, sino all'età giolittiana, degli studi dell'Istituto anche nella sezione filosofica e filologica, nella quale, tuttavia, l'insegnamento di Villari operava in direzione di una limitazione dei rischi che la ricerca storica potesse appiattirsi nella pura erudizione o nell'esasperazione del dato quantitativo. In relazione al magistero di Villari è significativo che l'A., citando a conforto del proprio assunto il parere di Croce e di Volpe, ponga in rilievo il permanere nel pensiero dello storico napoletano di cospicue reminiscenze hegeliane e vichiane; tale sottofondo storicistico difficilmente poteva conciliarsi con i principii del positivismo, per cui nel suo pensiero si combattevano, cercando di armonizzarsi, determinismo e finalismo, costrizione delle leggi immanenti al divenire storico e libertà dell'individuo. Queste contraddizioni erano ovviamente evidenti al Villari che veniva indotto, quindi, ad elaborare una complessa architettura logica, secondo la quale la libertà umana, manifestandosi come razionalità, aderisce ipso facto alla razionalità della natura (che, però, è espressione della necessità). È certo che al Villari seguendo il filo del ragionamento dell'A. apparivano evidenti i limiti di un discorso storiografico eccessivamente schiacciato sui canoni del positivismo, così come è testimoniato anche dalla sua rivalutazione nei confronti dell'impulso verso la dimensione metafisica nel progresso della società umana, in polemica con l'impostazione generale della scuola, in particolare di Comte, o dall'affermazione della necessità di congiungere la ricerca della verità ad un concetto di bene che sfuggisse alle pastoie del relativismo etico.
L'altro organismo di perfezionamento postuniversitario di Firenze la Scuola di Scienze Sociali intese operare inizialmente, come detto, nell'ambito della formazione politica di alto livello ma venne presto indotta ad adeguare i propri piani di studio e le proprie finalità dalle convergenti esigenze sia della pubblica amministrazione sia degli studenti, desiderosi di porre a frutto la preparazione specialistica che la Scuola forniva in gratificanti attività funzionariali. A testimonianza del vivace pluralismo d'idee della cultura superiore fiorentina nei decenni di fine secolo, l'A. rileva adeguatamente che, mentre la Scuola di Scienze Sociali poneva tra i valori di riferimento la tradizione britannica liberale e liberista, l'impostazione politica moderata contraria allo svolgimento in senso parlamentare del sistema costituzionale, l'Istituto si orientava quasi inevitabilmente, date le premesse filosofiche e scientifiche su posizioni vicine alla democrazia radicale, propugnava il protezionismo e l'interventismo statale in economia, intrecciando, insomma, secondo una tendenza diffusa all'epoca, impulsi progressivi con potenti condizionamenti della dottrina germanica.
Dopo un periodo di parziale eclissi alla fine dell'Ottocento, con il nuovo secolo Firenze conosceva una rinnovata stagione di fioritura, in connessione con il deteriorarsi del clima spirituale, morale, intellettuale e politico dell'età positivista e con il proporsi anche in Italia delle tendenze e insofferenze di marca variamente spiritualista e irrazionalista. Su questa fase di dibattiti, di polemiche e di ricerche l'A. propone due studi relativi ai caratteri della Biblioteca filosofica di Firenze (che prende vita proprio in questi anni) e alle inquietudini culturali del giovane Amendola, che fu direttore della stessa Biblioteca tra il 1909 e il 1911; studi che illustrano uno spaccato di quella temperie tumultuosa e rigogliosa dalla quale sarebbero però sfociate soluzioni diverse e, talora, opposte.
L'antipositivismo dei giovani fiorentini delle riviste era il frutto di un