Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
anno <1995>   pagina <272>
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272 libri e periodici .
atteggiamento mentale di rivolta, spesso anarchico e provocatorio, sostanziato di attivismo ma con buone dosi di velleitarismo, che trovava alimento, in modo non sempre limpido e coerente, nel pensiero di Sorel, di Bergson, di William James anche se per alcuni di quei giovani la lezione di Croce (e di Gentile) operava più profondamente di quanto potesse scorgersi in superficie. In questo clima di radicale contestazione dei valori consolidati si collocava, dunque, l'espe­rienza di Giovanni Amendola che, dal fondo di un'esigenza profondamente reli­giosa e antimaterialista si avvicinava alle mode e alle inclinazioni del nuovo secolo nel nome di una accentuata affermazione dell'individualismo creativo e conoscitivo, in esplicita polemica con la tradizione accademica, collaborava al Leonardo di Papini e Prezzolini, ripudiava le premesse e le spiegazioni della psicologia fisiologica di matrice positivista e aderiva al pragmatismo di James. Tuttavia la sua profonda sensibilità intellettuale e morale lo induceva ad inter­rogarsi sul pericolo rappresentato dalla degenerazione del soggettivismo in forme di relativismo assoluto, che avrebbe vanificato alla base qualsiasi serio tenta­tivo di rinnovamento dell'Italia, non solo culturale ma anche civile e spiri­tuale, che costituiva il più visibile nesso tra il pensiero di Amendola e la tradizione fiorentina. Ciò che, infatti, contraddistingue le vicende delia cultura cittadina di questo periodo, con i suoi conflitti di tendenze e di generazioni, è, come ricorda Spadolini nella Prefazione, al di là di ogni rottura, al di là di ogni velleità iconoclasta [...] lo stretto rapporto che sempre unisce cultura e impegno civile (p. 13), quel rapporto che, significativamente, trova nell'età giolittiana una manifestazione di grande rilievo nell'opera di Gaetano Salve­mini, simbolo ancor più di Amendola dell'insofferenza feconda nei ri­guardi dell'accademismo conservatore e del desiderio di svecchiamento dal quale, tra l'altro, veniva coinvolto anche l'Istituto di Studi Superiori alla svolta del secolo.
All'intellettuale pugliese allievo di Villari, conscio della necessità di an­dare oltre la lezione del maestro e di lottare contro le insufficienze program­matiche e organizzative dei partiti borghesi e proletari, FA. dedica l'ultimo saggio del volume {Salvemini e l'intervento) ripercorrendo rapidamente le (moti­vazioni ideali che presiedettero alla sua battaglia per l'intervento a fianco del­l'Intesa in un conflitto che, se vittorioso, avrebbe a suo giudizio dischiuso all'Italia e all'Europa prospettive più vaste di libertà e di giustizia nelle rela­zioni tra gli Stati e tra le classi sociali. La concezione della guerra come stru­mento per il rinnovamento in senso democratico delle basi della convivenza civile in Italia e nel continente collocava, ovviamente, Salvemini ad una di­stanza abissale dalle motivazioni espresse da altri intellettuali della sua gene­razione imperialisti o estetizzanti, vitalisti o decadenti e tuttavia, osserva giustamente FA., con la sua propaganda per la guerra egli fu, inconsapevol­mente e paradossalmente, corresponsabile dello smantellamento reazionario di quello Stato liberale del quale auspicava il perfezionamento democratico. In­torno a questa connessione tra critica ai limiti del liberalismo italiano e inca­pacità di scorgere per tempo i suoi elementi dissolvitori, Salvemini ebbe il merito di riflettere più tardi con grande senso di onestà.
STEFANO PARISELLI
Il Giappone scopre l'Occidente. Una missione diplomatica (1871-73). Catalogo a cura di IWÀKURA SHOKO; Roma, Istituto Giapponese di Cultura, 1994, in 8, pp. 177. L. 2X000,
Un elegante volume a cura dell'Istituto Giapponese di Cultura riproduce la mostra aie è stata inaugurata il 25 maggio 1994 nella sede dell'Isti-