Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
anno <1995>   pagina <273>
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Libri e periodici 273
tut0. H. Y*a Gramsci a Roma sulla missione diplomatica giapponese negli Stati Uniti ed in Europa del 1871-73. La missione, guidata dal ministro degli Esteri Iwakura Tomomi e composta di altri quarantacinque funzionari gover­nativi con diciotto persone al seguito e quarantatre studenti, per un totale di centosette persone, partì da Yokohama il 23 dicembre 1871. Essa approdò a San Francisco nel gennaio successivo, quindi, dopo aver visitato le principali città degli Stati Uniti, si diresse nel nostro continente toccando i suoi maggiori centri politici, industriali e culturali. La missione Iwakura rientrò in Giappone ventidue mesi dopo, il 13 settembre 1873.
Il immero elevato di partecipanti alla missione ed il suo lungo iter stava ad indicare come il Giappone che nel 1868 aveva voltato pagina rispetto al passato con la liquidazione del regime militare degli sbógun e l'inizio dell'era Meiji (1868-1912) intendesse dare alla missione diplomatica di Iwakura un forte significato politico ed economico al fine di guadagnare il tempo perduto e mettersi al passo dei paesi più avanzati, anche sotto il profilo istituzionale.
Questo volume, ricco di riproduzioni fotografiche e pittoriche delle tappe più significative della missione Iwakura e del soggiorno in Italia, si avvale dei contributi di alcuni studiosi che approfondiscono i vari aspetti dell'avvenimento, inserendolo nel vasto quadro dei rapporti politici, economici e culturali tra Oriente ed Occidente. Di particolare interesse il saggio di Romano Ugolini (La missione Iwakura in Italia: l'inizio del periodo aureo nelle relazioni italo-giap­ponesi, 1873-1896), che ha sottolineato come vi fosse da parte del governo giapponese un peculiare interesse per l'Italia, paese il quale era riuscito in epoca recente a completare la sua rivoluzione nazionale sulla base della moder­nizzazione delle strutture politiche e istituzionali, ma in un quadro non di forte contrapposizione con la sua struttura sociale, bensì di relativa continuità con il passato, cosa che ne aveva consentito, nonché il successo, anche il suo armonico inserimento nel più vasto ambito del concerto europeo e mondiale. In questo senso nella classe dirigente giapponese venne ad affermarsi la con­cezione che gli elementi che avevano giocato per la formazione dello Stato unitario nazionale italiano potessero costituire il desiderato modello atto a fondare l'antico con il nuovo, senza scosse violente e bagni di sangue. Si configurò, in sostanza, il modello del Risorgimento italiano (p. 25). L'interesse del Giappone per il fenomeno italiano, a cui dovevano certamente conseguire le buone dispo­sizioni del governo Meiji verso il nostro paese sia dal punto di vista economico che da quello politico, non vennero colte al balzo dall'aflora ministro degli Esteri Visconti Venosta. Questi, nonostante fosse legato da vincoli di amicizia con membri della borghesia commerciale e industriale milanese, per la quale il Giap­pone aveva avuto fino allora un posto fondamentale nell'importazione dei bachi da seta, a causa della pebrina che ne aveva decimato la coltura in tutta l'area del Mediterraneo, ritenne di non accogliere Vapertura all'Italia che il go­verno di Tokio aveva inteso realizzare con la missione Iwakura. Giocò in questa decisione, oltre che la perdita di interesse per le importazioni del baco da seta giapponese (proprio intorno al 1873 sì era debellata nell'Europa meridionale la pebrina e la bachicoltura in Lombardia era in netta ripresa), anche una certa chiusura della classe dirigente liberale (con alla testa proprio Visconti Venosta) verso quella politica commerciale di ampio respiro già impostata dal Cavour, intesa a promuovere e maggiormente sviluppare i traffici economici ed i legami politici con i paesi extraeuropei. In questo senso il nostro ministro degli Esteri aveva ritenuto di non dovere accogliere positivamente la proposta del console italiano a Tokio, conte Li uà, di decorare con il collare dell'Annunziata (la mas­sima onorificenza concessa dai Savoia) l'imperatore del Giappone in occasione della visita del principe Tommaso di Savoia in quella terra, avvenuta nell'arco di tempo compreso tra la visita in Italia della missione Iwakura ed il suo ritorno in Giappone. Visconti Venosta, che ignorò le stesse soUecitazioni del Negri, alto