Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
anno <1995>   pagina <274>
immagine non disponibile

274 Libri e periodici
funzionario degli Esteri, intomo alle potenzialità dei mercati giapponesi e al­l'interesse dell'Italia di stringere con quel governo accordi economici, non colse quell'occasione che avrebbe fatto dell'Italia un partner commerciale e politico privilegiato del Giappone. Negli anni Novanta l'Italia cercò di rimediare a questa defaillance della sua politica estera, ma fu troppo tardi.
Enrica Collotti Pischel (Il contesto internazionale nella missione Iwakura), si è soffermata sul significato politico e culturale della missione giapponese negli Stati Uniti ed in Europa, che ha segnato in qualche modo la successiva linea politica ed economica del Giappone nei confronti di questi paesi. Adolfo Tam­burello {La missione Iwakura nella prima internazionalità del Giappone), ha invece ricordato come dal punto dì vista economico quell'evento fu per il governo di Tokio una delusione, in quanto andarono frustrati i tentativi di revisione dei trattati commerciali con i paesi firmatari {in primis gli Stati Unità), questione che tuttavia eccedeva gli obiettivi immediati che erano quelli preliminari di un largo sondaggio esplorativo (p. 57). Adriana Boscaro (I primi giappo­nesi in Italia), ha rievocato il clima di interesse e di curiosità suscitato nelle corti di Spagna ed italiane dall'arrivo nel 1584-85 della missione di quattro giovani giapponesi provenienti da Nagasaki promossa dal gesuita Alessandro Valignano, ed il ruolo che essa ebbe nella decisione di Gregorio XIII di soste­nere economicamente l'attività missionaria della Compagnia di Gesù in quella terra lontana.
Sui risvolti economici della missione Iwakura si sono soffermati Silvana De Maio (La missione Iwakura e la tecnologia occidentale) e Claudio Zanier (La seta ed i rapporti commerciali italo-giapponesi ai tempi della missione Iwakura). Mentre là prima ha ricordato come questo avvenimento, attraverso lo stabilirsi di rapporti interpersonali tra i componenti della missione ed i tecnici che nei diversi campi operavano nelle città da essi visitate, abbia favorito l'intro­duzione delle tecnologie occidentali più avanzate in Giappone e la moderniz­zazione di questo paese nel campo industriale; lo Zanier ha ricostruito le vicende legate all'esportazioni delle uova di bachi da seta (il cosiddetto seme-baco), sof­fermandosi in particolare sullo spirito di sufficienza dei sericoltori italiani ri­spetto a quella voglia di apprendere dei giapponesi dimostrata con la missione Iwakura: noi non mandammo mai una nostra "missione Iwakura" in Giap­pone, neanche quando la nostra industria serica mostrò chiari i suoi limiti (p. 74).
Chiude infine la serie di contributi di questo volume l'intervento di Iwa­kura Shóko {La missione Iwakura e l'arte italiana), che si è soffermata sull'inte­resse suscitato dai protagonisti della missione per la cultura e l'arte del Papato d'Italia (com'era chiamato dai giapponesi il nostro paese), riportando anche al­cuni interessanti brani del Viario della visita negli Stati Uniti ed in Europa del­l'Ambasciatore Plenipotenziario giapponese. Si legge tra l'altro in questo prezio­sissimo repertorio in cinque volumi delle cose viste dai giapponesi nel loro lungo viaggio del 1871-73: Finora, ogni volta, visitando i musei dei vari paesi, avevamo visto esclusivamente delle copie. Ci sentiamo molto emozionati e siamo perfettamente coscienti della importanza di poter finalmente vedere qui delle opere originali. L'Italia è il luogo in cui l'arte è nata e tutti i generi di pittura e scultura antichi esistenti sono, senza eccezione, un'eccellente creazione di questo paese (p. 81). Si può asserire non senza una punta di meraviglia come la visita giapponese in Italia del 1873 segni l'origine dell'interesse di questo nobile paese per la nostra arte: interesse che proprio negli anni più recenti (e direi negli ultimi mesi) ha dato i suoi maggiori frutti con il restauro degli affreschi di Mi­chelangelo della Cappella Sistina, che si sono potuti realizzare grazie anche all'apporto tecnico ed economico degli epigoni di Iwakura Tornami.
CARLO M. FIORENTINO