Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storia del cinema. Secolo XX
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1995
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277
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Libri e periodici 277
ottobre di quello stesso anno, Burgo era esponente di un "partito nazionale", che ormai guardava molto oltre le alleanze militari, fondate sull'assonanza ideologica fra il regime al potere in Italia e altri suoi omologhi, e al di là della crisi incombente (p. 67).
Uomo del re , nonostante la tessera di iscrizione d'ufficio al Partito Nazionale Fascista inviatagli il 1 gennaio 1926 dall'on. Daniele Bertacchi, segretario politico provinciale del partito, e la Croce al merito dell'Aquila Germanica con la stella conferitagli nel dicembre 1942 nella sua veste di Presidente di un'impresa che aveva stabilimenti e interessi anche nel territorio del Reich, il 13 novembre 1943 Burgo fu associato alle carceri di Verona, ov'erano rinchiusi i gerarchi accusati di alto tradimento per aver sottoscritto l'ordine del giorno Grandi-Bottai-Federzoni, che nella notte fra il 24 e il 25 luglio 1943, chiedendo al re di riassumere le funzioni statutarie, aveva messo fine alla dittatura di Mussolini, cui Vittorio Emanuele III l'indomani impose le dimissioni, sostituendolo a capo del governo col Maresciallo Pietro Badoglio.
Solo dopo due mesi di detenzione Burgo apprese il motivo dell'arresto: nel suo famoso memoriale , il Maresciallo d'Italia Ugo Cavallero aveva affermato che Burgo si era dichiarato disposto a sborsare cento milioni per finanziare il rovesciamento di Mussolini. Assolto il 14 aprile 1944 dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato sedente a Parma, Burgo, che non aveva mai chiesto o fatto capire di esser pronto a sollecitare l'iscrizione al Partito fascista repubblicano, iniziò a versare, denaro o massicce forniture di carta per la pubblicazione di giornali alle formazioni partigiane.
Nel contempo, poiché fra le ragioni dell'assoluzione di aprile v'era la presunzione che egli avrebbe proceduto rapidamente alla socializzazione della sua impresa, col benestare del Comitato di Liberazione Nazionale del Piemonte, rilasciato il 20 ottobre 1944, Burgo diede anche alla Repubblica sociale italiana la sua parte. Come Vittorio Valletta, amministratore delegato della FIAT, neppure Burgo nutriva pregiudizi insormontabili nei confronti di forme di "cogestione** fondate sulla corresponsabilità e sulla cooperazione di tutte le "patti sociali* nella ricerca del bene comune, come ripetutamente aveva affermato nel quarto di secolo precedente: ma all'insegna di principi irrinunciabili, quali la Ebertà d'iniziativa e di concorrenza, dell'efficienza e della responsabilità personale. Va però sottolineato che, se non aveva motivo di concedere ai turiferari della Carta di Verona quanto a suo tempo aveva rifiutato al bolscevismo, cosi più tardi non si sarebbe acconciato a spianare agli stalinisti la via da lui medesimo e con alto rischio personale sabotata ai nazisti, convinto che il totalitarismo può assumere molti colori e denominazioni, ma un unico obiettivo ultimo: il liberticidio , annota Mola (p. 78).
Deferito il 16 maggio 1945 all'Alta Corte per le sanzioni contro il fascismo, per avere contribuito col voto al mantenimento del regime fascista ed a rendere possibile la guerra , il 31 luglio Burgo fu dichiarato decaduto dalla carica di senatore: né dopo il 30 giugno 1946, quando il suo ricorso fu accolto con esito positivo, fu reintegrato alla guida del Consiglio d'Amministrazione della sua impresa. Solo l'assemblea straordinaria del 22 luglio 1953 gli conferì, tardiva riparazione, la presidenza onoraria vitalizia della Società.
Due anni dopo, la pubblicazione giubilare edita per il Cinquantenario della Società Cartiere Burgo dedicò pochi sbiaditi cenni al suo fondatore e tacque del tutto la peculiarità propriamente cuneese e subalpina dell'impresa da lui fondata e guidata. Con questo testo corredato di splendide riproduzioni di opere del pittore Matteo Olivero, acuto interprete delle valli care a Luigi Burgo, che lo accolse nella sua villa di Verzuolo, Mola pone però al centro