Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Filosofia politica. Secolo XIX
anno
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1995
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Curio Gbisalberli
ultimi anni della sua vita, Balbo andava facendo intorno alle condizioni dell'Italia e della monarchia subalpina alla quale, come scriveva iniziando il saggio, rimasto inedito, Del Piemonte: luglio 1850, tutta la nazione ormai guardava. Su quest'unica ed ultima speranza di un'Italia uscita vinta e prostrata dopo le illusioni del 1848-49, egli costantemente insisteva nel saggio: Io ho voluto accennare a tutto ciò fin dalle prime pagine; ho voluto preludiare sul tuono che seguirò. Così chi v'abbia troppa avversione potrà lasciarmi fin di qua. Vecchio, infermo, stanco, senza né una speranza né un desiderio personale in questo mondo, nemmeno quelli del nome sacrificato già esso pure alla patria, non mi cale di piacere a nessuno. Vorrei adempiere solamente al dovere di servire fino all'ultimo a quella patria a cui ciò tentai da che conobbi me stesso. E nell'adempimento di tal dovere troverò forse a me ora qualche piacere .4)
La devozione alla dinastia ed il senso dello Stato che caratterizzavano il suo modo di pensare e di agire l'avevano portato a compiere quella missione presso Pio IX a Gaeta che doveva essergli stata particolarmente ingrata. L'avevano indotto altresì ad approvare, sia pure con molte riserve, lo scioglimento della Camera elettiva richiesto dall'Azeglio ed attuato dal re col proclama di Moncalieri, che pure gli appariva, se reiteratamente usato come in quel momento, del tutto in contrasto con la vera idea della monarchia costituzionale. Le delusioni ed i motivi di amarezza, quindi, non mancavano ed anzi parevano destinati ad accrescersi.
Traevano la loro origine dalla totale disfatta subalpina nella prima guerra d'indipendenza con la dura pace imposta dall'Austria vittoriosa sul campo, dalla constatazione, che egli stesso aveva potuto fare, dell'impossibilità per il Pontefice e per gli altri sovrani di compiere una svolta moderata che favorisse il loro recupero alla causa nazionale ed anche dalle difficoltà di un avvio del Piemonte sulla retta strada del costituzionalismo, dopo la prima ditncilissima esperienza statutaria del biennio terribile che egli stesso aveva contribuito ad iniziare, come presidente del consiglio nella primavera del Quarantotto.5* Motivi di tristezza e di sconforto, quindi, che andavano progressivamente ad aggravarsi per la svolta impressa alla politica piemontese dall'approvazione sotto l'Azeglio delle Leggi Siccardi il cui contenuto secolarizzante e laicizzante non riusciva,
4) Del Piemonte: luglio 1850, in Museo Centrale del Risorgimento. Manoscritti originali di Cesare Balbo, Miscellanea, voi. XXIX, p. 109.
Cfr., al riguardo, G. B. SCAGLIA, Cesare Balbo. Il Risorgimento nella prospettiva storica del a progresso cristiano, Roma, 1975, pp. 508 sgg. Tra gli scritti più recenti sul Balbo, da vedere C. BALBO, Storia d'Italia e altri scritti edili e inediti, a cura di M. FUBINI LEUZZI, Torino, 1984; G.B. SCAGLIA, Cesare Balbo. L'indipendenza d'Italia e l'avvenire della Cristianità, Roma, 1989; G. MONSAGRATI, Cesare Balbo, Gabrio Casati, Cesare Alfieri di Sostegno, Ettore Perrone di San Martino, Roma, 1992.