Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Filosofia politica. Secolo XIX
anno
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1995
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pagina
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293
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Balbo e la monarchia rappresentativa 293
nel suo cattolicesimo, ad approvare ed a condividere e per la progressiva ascesa verso il potere del Cavour, rappresentante dì una linea di condotta del tutto opposta alla sua visione della vita parlamentare e, più in generale, della cosa pubblica.6* Di più l'ascesa cavouriana, fondata sul connubio con gli esponenti della Sinistra guidati dal Rattazzi nel quale nutriva assai poca fiducia, si era accompagnata con l'ultima sua partecipazione ad una battaglia politica da protagonista, anche se per nulla desideroso di impegnarvisi a fondo: la battaglia, cioè, che lo vide, sia pure per un solo momento, in concorrenza col Cavour per la designazione alla guida del ministero destinato a succedere a quello guidato da Massimo d'Azeglio, logorato dai dissensi emersi nella classe politica a proposito dei tentativi per introdurre il matrimonio civile in Piemonte,7*
L'ipotesi di una presidenza affidata al Balbo era destinata, come è noto, a rivelarsi del tutto illusoria data la forza crescente del Cavour ed il consenso che questi otteneva nel parlamento e nell'opinione pubblica. Era, però, un'ipotesi che avrebbe assunto nella contrapposizione tra i due esponenti politici, un valore emblematico in quanto, agli occhi dei più, Balbo appariva un conservatore moderato, qualificatosi anche per la sua aderenza a quella forma costituzionale pura della quale proprio col volume Della monarchia rappresentativa in Italia offriva la migliore teoresi.
La posizione cavouriana, dal punto di vista dottrinale, era del tutto opposta e, quindi, assai distante dalla linea del Balbo. Che il grande statista subalpino ravvisava nel Parlamento il centro del sistema, rivendicando ad esso il massimo potere e la piena indipendenza dalla monarchia stessa, anche in vista delle modifiche che, per impulso della camera elettiva, sicura interprete, a suo giudizio, delle vere aspirazioni del paese, dovevano introdursi nell'ordinamento posto in essere dallo Statuto, trasformando in senso parlamentare il regime costituzionale. All'opposto Balbo, e l'intera sua condotta politica degli ultimi anni stava a dimostrarlo, ravvisava nella corona il fulcro attivo e propulsivo dell'intero ordinamento e sosteneva, secondo la lettera e lo spirito dello Statuto, la necessità della partecipazione monarchica all'attività dell'istituto parlamentare mediante l'iniziativa e la sanzione delle leggi oltre che attraverso la nomina dei senatori, concependo, quindi, un ministero direttamente dipendente dalla corona, interprete della volontà nazionale e guida ad un tempo dello Stato. La diversità ideologica, quindi, tra Balbo e Cavour non poteva essere maggiore. Per Balbo lo Statuto era un dato pressoché intangibile che poteva essere migliorato entro limiti estremamente definiti e senza alterare in alcun modo la cornice monarchico-costituzionale posta in essere ai tempi déH'octroi carlo-albertino. Per Cavour, invece,
6> Cfr. ancora G.B. SCAGLIA, Cesare Balbo, cit., pp. 561 sgg.
f) Sempre utile al riguardo E. VITALE, Il tentativo di introdurre il matrimonio (Me in Piemonte (1850-1852), Roma, 1951.