Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Filosofia politica. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <294>
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Carlo Ghisalberti
quella concessione era soltanto il primo passo sulla via della radicale tra­sformazione in senso parlamentare delle istituzioni rappresentative, come aveva sostenuto fin dai suoi scritti del 1848 su II Risorgimento?
Amarezza, delusione e sconforto, pertanto, derivavano da una serie di fatti che inducevano Balbo a ritenere perdente la sua linea di condotta politica e prive di un futuro, almeno prossimo, quelle idee che aveva elaborato nel corso di tutta un'esperienza di studio e di vita. Erano idee che pensava suffragate dalla lezione delle cose, come, appunto, aveva espresso in un frammento della Prefazione all'inedita Scienza della Ci­viltà ove aveva condannato la tendenza al troppo rapido mutamento degli ordinamenti politici ad imitazione di quanto si era visto nella Francia rivoluzionaria: Niuna rivoluzione anteriore o posteriore fu forse così mdeterminata nelle sue idee come la francese dal 1789 al 1796: monar­chia rappresentativa secondo gli usi francesi, monarchia rappresentativa all'uso inglese, monarchia rappresentativa di nuovo conio con una sola assemblea ed altre simili ignoranze di impossibilità, repubblica ài una sola assemblea riunente in sé ogni potere legislativo, esecutivo e giudiziario, dittatura di pochi, d'uno e d'altri pochi, tutto fu desiderato e tentato con una inscienza che fa vergogna alla cultura ed alla civiltà di quel secolo e di quella nazione, per non dire di quella nazione che pur con­tinua così in mezzo al secolo nostro .9)
Il riferimento al presente era dovuto alle perplessità, se non addirit­tura al timore che suscitavano in lui i continui mutamenti politici avve­nuti lungo l'arco di mezzo secolo, dopo il 18 brumaio, nella nazione d'oltr'Alpe. Balbo riteneva essere migliori quelle costituzioni fondate sulla storia e, quindi, non derivanti dalla volontà di un legislatore improvvi­satosi detentore di un pouvoir constituant, fosse questi un individuo op­pure un'assemblea o anche un intero popolo. Questi mutamenti, anche se motivati in nome della ragione, gli sembravano prova dell'incapacità del popolo francese di trovare un giusto punto di equilibrio sul quale fondare la vita pubblica. Incapacità che, comprovata nelle vicende della rivoluzione della fine del secolo precedente, avrebbe avuto una definitiva riprova al presente col fatto del 2 dicembre 1851 e con la ratifica popo­lare a base plebiscitaria alla presa del potere da parte di Napoleone III, imitatore tardivo dell'autoritarismo del primo.
Il progressivo logoramento, quindi, delle strutture e delle carte co­stituzionali sperimentate in Francia ed imitate in molti paesi d'Europa,
*) Sull'ascesa dì Cavour alla presidenza del consiglio e, più in generale sul pen­siero politico dello statista, cfr., oltre la mia Storia costituzionale d'Italia: 1848-1943, Roma-Bari, 1974, pp. 67 sgg., la fondamentale opera di R. ROMEO, Cavour e il suo tempo, 3 voli., Roma-Bari, 1969-1984.
*> Scienza della civiltà, in MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO, Manoscritti origi­nali di Cesare Balbo, Miscellanea, voi. manoscritto 80 (voi. XXIX, p. 32).