Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Filosofia politica. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <295>
immagine non disponibile

Balbo e la monarchia rappresentativa 295
confermava il Balbo nell'idea, in lui maturata in decenni di riflessione storica e politica ad un tempo, della superiorità su ogni altro tipo di governo della monarchia temperata, tra le cui forme quella rappresenta­tiva non è se non una varietà della specie più ampia .10) Varietà nata nell'esperienza inglese, fatta di empirismo e di adeguamento costante alle circostanze e, pertanto, più vicina alle necessità delle società politiche di altri sistemi o forme di governo, troppo spesso imposti per scelte mera­mente intellettuali ed astratte ai diversi popoli d'Europa e del tutto avulsi, quindi, dalla realtà.
Venuta alla luce nell'Inghilterra medievale, la monarchia limitata era divenuta definitivamente rappresentativa in quel paese con la gloriosa ri­voluzione del 1688, quando era riuscita a sconfiggere i tentativi e le resistenze di chi voleva frenare lo sviluppo costituzionale britannico verso il suo sbocco naturale. Per la sua concreta perfezione e per la sua adat­tabilità alle circostanze politiche, il modello inglese venne utilizzato ed applicato nel Continente dal 1791, da quando, cioè, nella fase iniziale della rivoluzione francese la Costituente decise di dar vita ad una monar­chia costituzionale limitata. Le imitazioni, però, né in quel caso né* in altri successivi, sembrarono pari all'archetipo britannico da cui derivavano, anche se sono sessantanni che queste durano e si ampliano , pur mo­dificandolo nella forma e nei contenuti, ed assai spesso in peggio, tra contrasti, regressi, involuzioni, come peraltro era accaduto anche agli esordi della storia costituzionale d'oltre Manica alla quale andava sempre il suo riferimento. Sono dunque settecent'anni che dura e s'amplia, in mezzo alle vicende, e malgrado le decadenze temporanee questa monarchia rappresentativa la quale s'osa dir moda. Altro che moda! Se moda è, è moda vecchia per lo meno [...]. Ma v'è di più, molto più. Egli è ap­punto da questi settant'anni così pieni di vicende, di ritorni all'indietro, di eccessi all'innanzi, che risulta l'argomento maggiore a dimostrare la sta­bilità, la normalità, la adattabilità alla civiltà presente, la indistruttibilità presente, e per ogni avvenire prevedibile, di questa forma di governo . Da ciò Balbo argomentava, polemizzando con i fautori di soluzioni istitu­zionalmente differenti, rivoluzionarie o reazionarie che fossero, la sua con­clusione: Sia pur antica questa forma di governo, l'esperienza prova che ella non si seppe assodare, perfezionare se non in Inghilterra. Pas­sata sul Continente, tutte le prove di lei furono cattive, infatti, dai set­tant'anni che durano: repubbliche stolte, incivili, barbare; imperio mili­tare, cesareo, assoluto, smoderatissimo, barbarico esso pure; monarchie rappresentative falsificate, fondate sul vecchio diritto divino, riserbato ta­citamente o anche esplicitamente; popoli in piazza, eserciti nei quartieri, congiure e sette nascoste, che cambiano le dinastie, che fondano sulla rena mobile delle passioni popolari ogni sorta peggiore di queste mutabili,
M> Del Piemonte: luglio 1850, dt., p. 121.