Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Filosofia politica. Secolo XIX
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1995
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297
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Balbo e la monarchia rappresentativa 297
la scelta della costituzione di Cadice rispetto ad altra imitante più o meno direttamente l'archetipo britannico, operata dai rivoluzionari subalpini del 1820-21, vittime in ciò di quel mito della Spagna del quale egli stesso si era nutrito quando aveva scritto la Storia della guerra di Spagna e Portogallo contro Napoleone}
In tutte le diverse fasi della sua meditazione e della sua maturazione un dato appariva estremamente evidente, ed era la coerenza del suo approccio alle tematiche istituzionali, fatto di una certezza via via emergente: quella, cioè, rappresentata dalla consapevolezza della assoluta superiorità, al confronto naturalmente con ogni altro storicamente conosciuto nella tipologia delle forme di governo, del modello della monarchia limitata, inveratosi nell'esperienza politica plurisecolare d'oltre Manica e spesso, anzi assai spesso, fatta oggetto di contestazione e di discredito da parte di molti motivati dalle idee e dalle istanze più diverse. Quel modello, comunque, in Italia non aveva avuto davvero troppa fortuna, né nelle sue scarse e non molto brillanti imitazioni sul terreno istituzionale né, ancor meno, forse, nelle opinioni e nei dibattiti della scienza giuridica assai poco informata della sua natura e del suo contenuto. Era stato sì prescelto in una certa misura come archetipo sul quale fondare sia la costituzione del Regno Anglo-Corso del 1794, sia, più tardi, ma solo per qualche aspetto, quella, restata di fatto inattuata, della Repubblica Settinsulare del 1803, sorta nelle Isole Jonie, indipendenti dopo la fine della Serenissima, sia, infine, il progetto costituzionale predisposto nello stesso anno per Malta, ormai passata saldamente nelle mani britanniche. Si trattava, però, di una utilizzazione del modello inglese in aree italiane che gli eventi susseguitisi tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento avevano reso ormai marginali o addirittura estranee al destino politico del paese, e, pertanto, meno interessanti la storia del nostro costituzionalismo. Pertinente a questa era stata, invece, la vicenda della costituzione siciliana del 1812 sui contenuti ed il significato della quale troppo è stato scritto e detto per potervi aggiungere altro. Si può solo ribadire il nesso che, spesso mitizzandone la forma ed il senso,
N. VALERI, Cesare Balbo: pagine sparse precedute da un saggio, Milano, 1960; E. PASSERIN D'ENTRÈVES, Balbo Cesare, in Dizionario Biografico degli Italiani, voi. V, pp, 395 sgg.; e C. GHISALBERTI, Il sistema rappresentativo nella pubblicistica subalpina dopo il '48, in Slato e costituzione nel Risorgimento, Milano, 1972, pp. 188 sgg.
15) L'opera in C. BALBO, Scritti militari, a cura di E. PASSAMONTI, Roma, 1935. Sul dibattito costituzionale nel Piemonte del 1820-21, sempre utile è il saggio di M.A. BENEDETTO, Aspetti del movimentò per le costituzioni in Piemonte durante il Risorgimento, Torino, 1951. Da tenere .presenti, comunque, per un quadro più generale, gli studi di J. FERRANDO, La constìtución espaHola de 1812 en los cominzos del Risorgimento, Roma-Madrid, 1959 e Vicisitùdines y enfiuencias de la Constìtución de 1812, Madrid, 1963. Interessante, sulla (rivoluzione del 1820-1821 in Piemonte, il volume di AA.W., Guglielmo Mafia di Lisia, pubblicato a cura di N. NADA, Bra, 1992.