Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Filosofia politica. Secolo XIX
anno
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1995
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299
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Balbo e la monarchia rappresentativa 299
strato indispensabili per la riuscita di ogni progetto tendente all'avanzamento civile e politico del paese. L'octroi, comunque, svolge un ruolo fortemente progressivo, ponendo fine da un lato all'assolutismo non sempre iUuminato del periodo prerivoluzionario, dall'altro mostrando il recupero da parte della corona di quelle prerogative che i corpi intermedi esistenti nella società medievale le avevano espropriato a vantaggio di ceti o gruppi privilegiati. Discorso questo che, se da un lato sembra esaltare il ruolo del sovrano legislatore unico, investendolo di un potere costituente, dall'altro ne condiziona l'operare obbligandolo ad autolimitarsi nelle proprie prerogative. Discorso, però, che sembrava contraddire in certa misura il suo storicismo in quanto egli, dopo aver polemizzato contro le teorie di chi riteneva doversi fondare la legislazione e le costituzioni sulla mera ragione ed essersi posto invece al fianco di chi invece voleva il diritto fondato sulla tradizione ed insieme rispondente alla mentalità del popolo, attribuiva egualmente la funzione legislativa ad uno solo perché la esercitasse, redigendo la costituzione, in base al proprio discernimento ed alla propria esperienza.
Contraddizione evidente, questa, espressa nei Pensieri ed esempi che, però, non appariva come l'unica della lunga riflessione compiuta dal Balbo prima della sua definitiva maturazione. Le riserve, prima formulate poi ritirate, sulla Carta francese del 1814 per II suo distacco, evidente in vari punti, dall'archetipo inglese; il difficile approccio alla tematica mon-tesquieiana sulla separazione dei poteri, non coincidente completamente col discorso sulle tre possanze ; ed anche il ricorso al buon senso per giustificare le scelte più o meno uniformi in materia di libertà e di guarentigie politiche compiute dai differenti popoli in contrasto con le tesi di quanti avevano sostenuto la relatività del diritto alle diverse situazioni nazionali, costituivano altrettante prove del faticoso iter seguito dal Balbo prima della compiuta elaborazione sul piano teorico della immagine Della monarchia rappresentativa}
Per giungere a questa, infatti, la sua riflessione doveva nutrirsi non soltanto di letture approfondite delle maggiori opere della scienza politica e della dottrina giuridica attinenti al problema. Doveva soprattutto fondarsi sulla meditazione della somma di esperienze tratte al contatto degli eventi che si verificarono sotto i suoi occhi in Italia ed in Europa nel trentennio seguito alle rivoluzioni del 1820-21. Di questi eventi, evidentemente, Ì più significativi furono quelli accaduti all'inizio degli anni Trenta, quando la rivoluzione di luglio e l'avvento al potere di Luigi Filippo nella Francia del 1830, il conseguimento dell'indipendenza accom-
**> Un'attenta, anche se sintetica, analisi dell'opera che costituisce un momento essenziale della formazione del Balbo, è stata fatta da E. PASSERIN D'ENTRÈVES, La giovinezza di Cesare Balbo, cit., pp. 184 sgg. Da vedere, naturalmente, sulla somma dei problemi posti da questo scritto G.B. SCAGLIA, Cesare Balbo, cit., pp. 190 sgg.