Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Filosofia politica. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <301>
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Balbo e la monarchia rappresentativa 301
narchia amministrativa della prima fase della restaurazione, del tutto le­gata agli schemi dell'assolutismo prerivoluzionario contro il quale i popoli erano già insorti negli anni Venti.
Come già nelle Due Sicilie ove fortissima si era manifestata, con disappunto del Metternich, la resistenza del Borbone all'introduzione delle Consulte di Napoli e di Palermo, anche nella Torino carlo-albertina l'in­troduzione del Consiglio di Stato lasciò di fatto incompiuto l'originario progetto tendente alla creazione di una monarchia consultiva. Questa, infatti, doveva articolarsi in una serie di organi consiliari fondata sui Con­sigli municipali, su quelli provinciali ed al vertice sul Consiglio di Stato destinato, per la trattazione dei maggiori affari politici, ad essere inte­grato a differenza della sua composizione ordinaria numericamente più li­mitata, da altri consiglieri nominati per la loro maggiore rappresentatività ed investiti, in quelle ipotesi straordinarie, dei compiti imposti dalle cir­costanze.2
L'atteggiamento di Balbo nei confronti dell'introduzione del Consiglio di Stato in Piemonte finiva, quindi, con l'apparire incerto e contraddit­torio. Perché se è vero che, memore della sua positiva e per tanti aspetti esaltante esperienza giovanile presso l'analoga istituzione napoleo­nica, ne approvava in linea di principio l'istituzione in Piemonte, sperando di poterne fare parte, è anche vero che ad essa non risparmiava le cri­tiche per l'inadeguatezza e l'incompiutezza del disegno consultivo realiz­zato da Carlo Alberto che aveva tralasciato di integrarlo con le nomine e con la convocazione dei consiglieri straordinari e, quindi, ne aveva ri­dotto l'importanza politica. Erano, però, critiche di basso profilo, rivela­trici del suo malessere e della sua scarsa simpatia per un sistema di governo assai distante dai canoni di quel costituzionalismo al quale an­dava la sua ammirazione crescente, specie dopo gli eventi che ne avevano caratterizzato la crescita nell'Europa degli anni Trenta e del quale, però, l'Italia ed il Piemonte dovevano ancora restare per lungo tempo privi.
H discorso fatto nel libro Delle speranze d'Italia è da questo punto di vista estremamente chiaro. La monarchia consultiva appariva accettabile soltanto in una concezione gradualistica, come tappa intermedia verso quei traguardi più avanzati che allora non potevano essere raggiunti e che, forse, in un futuro non lontano avrebbero potuto esserlo. Non poteva essere mai considerata l'obiettivo finale di un processo riformatore degli Stati sabaudi, in quanto l'anelito crescente alla libertà politica si coniu­gava con l'auspicio dell'introduzione di quegli istituti rappresentativi or­mai radicati in molte antiche e celebrate nazioni. D'altra parte, poi, anche
22) Sulla natura e sull'attività consultiva del Consiglio di Stato carlo-alberti.no, e, soprattutto, sui suoi limiti, cr. da ultimo G. P. ROMAGNANI, Prospero Balbo, cit., voi. II, pp. 619 sgg.