Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Filosofia politica. Secolo XIX
anno
<
1995
>
pagina
<
304
>
304
Carlo GhisaiberU
Piemonte e la Lombardia, Costituente che egli, assertore della continuità e della personalità dello Stato subalpino del tutto rifiutava, non volendo in alcun caso vedere compromesso il quadro costituzionale posto in essere dall'ortro/ carlo-albertino e non riconoscendo alcun pouvoir constituant alternativo alla sovranità regia estrinsecatasi motu proprio con la concessione dello Statuto.26*
Probabilmente questo attaccamento alla costituzione del Regno di Sardegna, destinato a crescere a dismisura nel Balbo anche per l'abbandono da parte degli altri Stati di ogni forma rappresentativa e per il ripristino in essi dell'assolutismo, è anche la chiave di lettura del suo mutamento di pensiero nei confronti di quelle ipotesi federali o confederali che pure aveva fatto proprie fino al Quarantotto, impegnandosi direttamente in favore della creazione di una Lega italiana. Questa sarebbe stata per lui accettabile soltanto tra Stati costituzionali, uniti nel comune sforzo bellico contro l'Austria per l'indipendenza e la libertà del paese. Venuto meno questo presupposto essenziale, una Lega non era più proponibile ed il Piemonte avrebbe dovuto svolgere il suo compito storico nei confronti della patria italiana da solo, mantenendosi fermo nella difesa di quelle istituzioni statutarie che ne connotavano, unico nella penisola, il regime in senso liberale e rappresentativo.
Le stesse perplessità che Balbo manifestò nei confronti dell'Azeglio, quando questi, per difendere la sopravvivenza di quelle istituzioni, non esitò a suggerire al re il reiterato scioglimento della Camera elettiva col proclama di Moncalieri, scioglimento peraltro del tutto in linea con l'esercizio di quello che il Constant nei Principes de politique chiamava le droit de dissoudre les assemblées représentatives si motivavano col convincimento dell'inopportunità di impegnare direttamente la corona a tutela della politica ministeriale e, al tempo stesso, con l'idea di salvaguardare al massimo il prestigio ed il ruolo dell'istituto parlamentare da scosse che potessero comprometterlo agli occhi del paese. Le perplessità, comunque, furono ben presto fugate, anche per la fedeltà dell'Azeglio alle istituzioni nei confronti delle quali provava lo stesso sentimento del Balbo e degli altri liberali piemontesi impegnati a difenderle ed a consolidarle.
In questo quadro l'elaborazione Della monarchia rappresentativa in Italia, si pone come l'ultima e la più compiuta manifestazione del pensiero moderato ed insieme come la maggiore riflessione sui temi politico-costituzionali elaborata dopo Voctroi carlo-albertino. Se è vero, infatti, che il sistema rappresentativo era stato oggetto di interesse e di studio da parte di molti tra i maggiori protagonisti della vita pubblica e culturale del tempo, e la mente va ad Ercole Ricotti, al Cavour de II Risorgimento, a Carlo Boncompagni, al Peverelli dei Comenti intorno allo Sta-
20 Velia monarchia rappresentativa in Italia, dt., pp. 494 sgg. W Principes de politique, HI.