Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Filosofia politica. Secolo XIX
anno
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1995
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pagina
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305
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Balbo e la monarchia rappresentativa 305
tuto del regno di Sardegna e a Domenico Carutti, è altresì vero che il maggiore approfondimento di quel sistema e la più elevata elaborazione dei suoi principi a livello teorico è contenuta nell'opera del Balbo.28*
Nel saggio Delle rivoluzioni, scritto nel 1850, poco prima, cioè, di intraprendere la stesura Della monarchia rappresentativa in Italia, aveva parlato del nesso che cronologicamente e logicamente aveva legato l'età delle riforme a quella della rivoluzione quarantottesca, mostrando come soltanto le riforme serie e profonde, e l'esempio era stato offerto dal suo Piemonte, avevano impedito la degenerazione rivoluzionaria preparatrice del nuovo assolutismo conservatore o, peggio, reazionario, nelle morse del quale era ricaduta quasi tutta l'Italia. Aveva anche affermato come nel Piemonte, senza eccessive scosse né sussulti rivoluzionari, fosse stato possibile introdurre il sistema rappresentativo garantendo ad esso, nonostante le difficili circostanze, la sopravvivenza e, quindi, ponendo il regno subalpino in condizioni se non del tutto identiche almeno simili a quelle nelle quali si trovavano a vivere e ad operare i popoli di lingua inglese, l'Inghilterra dopo la gloriosa rivoluzione del 1688 e gli Stati Uniti dal 1776, dopo il conseguimento dell'indipendenza dalla madrepatria. E ciò, a differenza della Francia soggetta a quella permanente instabilità politica che non si era mai conclusa e che perdurava dal 1789. Fautore, quindi, dell'imitazione dei modelli politici anglosassoni, e, soprattutto, dati i forti sentimenti monarchici che lo dominavano, di quello inglese (in realtà il sistema politico americano era da Balbo, come peraltro da quasi tutti i suoi contemporanei, conosciuto assai poco) era portato ad esortare i suoi lettori a mantenersi aderenti al sistema rappresentativo nella forma prevista dall'oc/roz* carlo-albertino continuando il carnmino sulla via delle riforme per favorire il progresso dello Stato con l'uso oculato dello strumento legislativo.2
W Su questi aspetti della cultura politica e giurìdica piemontese dopo il 1848, cfr. il mio II sistema rappresentativo nella pubblicistica subalpina, in Stato e costituitone nel Risorgimento, cit., pp. 187 sgg.
29) Lettere di politica e dì letteratura edite ed inedite di CESARE BALBO precedute da un Discorso sulle rivoluzioni, Firenze, 1855, pp. 24 sgg. Negli scrittori politici italiani del suo tempo, in realtà, il modello politico statunitense non era davvero troppo conosciuto, come è stato spesso messo in rilievo dagli studi in materia. Cr., al riguardo, S. MASTELLONE, La costituzione degli Stati Uniti d'America e gli uomini del Risorgimento (1820-1860), in AA.W., Italia e Stati Uniti nell'età del Risorgimento e della guerra civile, Firenze, 1969, pp. 261 sgg.; E. MORELLI, La costituzione americana e i democratici italiani dell'Ottocento, in Rassegna storica del Risorgimento, a. LXXVI (1991), fase, IV, pp. 429 sgg.; e C. GHISALBERTI, Il sistema politico americano e il costituzionalismo italiano del Risorgimento, in Clio, a. XXVIII (1992), n. 3, pp. 341 sgg. A questa assenza di una dettagliata conoscenza della costituzione americana e dei suoi meccanismi istituzionali non sembra, quindi, sottrarsi nemmeno il Balbo che, scrivendo di essa, si ferma soltanto su aspetti marginali e di poco rilievo pur manifestando un generico apprezzamento per la forma di governo nordamericana.