Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno
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1995
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pagina
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314
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314 Lajùè Pasztor
risposta avuta ed in vista del ritardo, che soffrono talvolta le nostre lettere, ignoro se questa ti raggiungerà e troverà ancora in Roma. Ma forse tu hai in quel caso, che più non vi fossi, incaricato altri di spedirtela appresso. Non ho bisogno di dirti che, tolto qualche vago e indefinibile timore di cholèra2* per il luogo dove vai, piuttosto che per il luogo ove sei, sento viva gioia nell'anima in pensando che presto ti sentirò ravvicinata ai tuoi figli. So che ciò non si chiama averli con se, so che hai bisogno di abbracciarli, che vi saranno momenti ne' quali la separazione ti sembrerà anche più crudele, perché minori gli ostacoli; so tutto, ma so ancora che se mi venisse proposta3) una rilegazione, una prigione anche, in cui durasse libertà di corrispondenza, poche miglia lontana da te, io l'accetterei: sento in me questo, né mi curo di analizzarlo. Di più chi può dire che tu non vada a provare quel momento di felicità che tu ricerchi? Ho avuto assai spesso, ma assai spesso in pensiero che una volta a Bologna tu potrai riabbracciarli, almeno è impossibile che non [sic'] dovesse esservi un impedimento assoluto e questo non credo; è impossibile che la famiglia voglia negarti la follia di un abboccamento. Se ciò venisse a realizzarsi avrei ancor'io un momento di felicità, benché non potessi dimenticare che per me non v'è ravvicinamento o abboccamento possibile; che, per la tendenza che sembrano ora prendere le cose, io morrò forse in Italia, ma senza averti prima riabbracciata. Ma tronchiamo su ciò.
Grazie a Dio fino a questo giorno i miei timori per le persone, che mi sono care, non si sono realizzati. Ho tremato per mia sorella Antonietta in seguito del di lei temperamento, che conosco, ed anche per una piccola circostanza a cui in altri tempi non avrei fatta attenzione, per un anello rotto al mio dito. Ho anche tremato molto per la madre de' miei amici, perché ne vedo le conseguenze, conseguenze che non mi sento bastantemente forte per soffrirle impassibile. Per mia madre non ho temuto a lungo, non so perché. Mio padre, di cui erasi annunciata la morte in Svizzera, vive: è stato ammalato non mi si è voluto dire se di cholèra o no , ma ora sta meglio. Benché non ardisca ancora abbandonarmi alla sicurezza, spero che non vi sarà disgrazia. H cholèra, se una recrudescenza secondaria non ha luogo, è in piena diminuzione. Rallegrati adunque e non pensare, te ne prego, che a darti calma, riposo morale e fisico. Ne hai bisogno ed è per me la più forte garanzia, che io potessi avere sui pericoli del cholèra, se l'inferno venisse a spingerlo dove tu vai. Le tue coliche durano troppo, vorrei sentirle cessate prima di tua partenza. Hai visto un medico? Curati, non come se si trattasse solo della tua vita, ma come anche la mia ne dipendesse. Fa in modo che io non abbia a tremare per te più di quello che ho tremato per mia madre, giacché per te sarebbe altra cosa e non so se potrei sopportarla lungamente. Ogni dolore, ogni inquietudine, che io soffra a tuo riguardo, è convulsiva e violenta, più che per ogni altra persona senza alcuna eccezione. Io sto bene, ma a freddo e non ho