Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno <1995>   pagina <319>
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Lettere di Mazzini a G. Sidoli 319
3 II card. Vincenzo Macchi era nel 1835 commissario straordinario delle1 Quattro Legazioni, con sede a Bologna.
ms. segue una parola depennata.
4> ms. scritto sopra il rigo.
L'iniziale A ricorre spesso nella corrispondenza tra Mazzini e la Sidoli. A. Galante Garrone la identificò in base a due certificati, quello di nascita e quello di morte nel bambino nato a Marsiglia l'il ag. 1832 e ivi morto il 21 febbr. 1835, che fu denunciato come figlio di genitori, sconosciuti. Gli furono dati, i nomi Joseph Demosthène Adolphe Aristide e il Galante Garrone lo considerò figlio di Mazzini e della Sidoli. La ricorrenza dell'iniziale A nelle lettere anche dopo il 21 febbr. 1835 la spiegò con il fatto che Mazzini, da una parte, ignorò per più mesi la morte del bambino, e, dall'altra, anche dopo tardò, per pietà, a rilevarla alla Sidoli. A. GALANTE GARRONE, II figlio di Mazzini, in Ponte, 7 (1951), pp. 467-475, 603-611; IDEM, Ancora il figlio di Mazzini, ivi, 17 (1961). pp. 711-728. S. Mastellone accettò l'identificazione del misterioso A, fatta da A. Galante Garrone, ma non la paternità di Mazzini. Cfr. S. MASTELLONE, Mazzini e la Giovine Italia (1831-1834), voi II, Pisa, 1960 (Domus Mazziniana, Pisa, Collana scientifica, 7), pp. 124, 126, 128, 247-249. A. Codignola, invece, rettificando un suo precedente parere in proposito, accolse interamente la tesi di A. Galante Garrone. Cfr. A. CODIGNOLA, Ancora sulla giovinezza di Mazzini, in Bollettino della Domus Mazziniana, 7 (1961), pp. 57-63. In S.E.I., Appendice I (Epistolario I) sono raggruppate, nell'indice tutte le iniziali A sotto la voce Ruffind Agostino , anche quando essa si riferisce al misterioso A, figlio supposto di Mazzini e della Sidoli.
6) Demostene OUivier, l'amico di Mazzini, è testimone nell'atto di nascita del figlio della Sidoli. Alla sua cura fu affidata il misterioso A. Cfr. la nota pre­cedente.
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GIUDITTA SIDOLI A GIUSEPPE MAZZINI
N. 16 13 ottobre 1835
Sono ancora qui. Giovedì, dopo averti scritto, stetti male, male anche il giorno di venerdì e metà del sabato fino al punto in cui ebbi la tua lettera, ma mi trovai così bene dopo averla letta, che al confronto il primo male era nulla. Mi posi a travagliare e non lessi, né scrissi, restai così fino a sera e parevami, se non di averti con me, di esserti almeno assai vicina; da gran tempo io non mi ero sentita in quel modo. Quella lettera mi dà gioia e carezza; vi sono tali espressioni che io avrei vo­luto copiare in tanti, piccioli brani di carta per metterli da per tutto e non dimenticarle mai, leggerle sempre. Non andetti però a dormire così, in quello stato; in quanto a te, sì e vi1} sono ancora, ma non per la calma e quiete del mio spirito; ebbi qualche noia, ne riparlerò.
La tua lettera, che è sì dolce ed amorevole, incominciò collo spa­ventarmi mi fermai, continuai senza prender fiato, presentiva un gran dolore in mezzo a quella voce d'illusione correva, correva; che vi stasse una disgrazia n'ero certa, solo aspettava di sentire quale fosse.