Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno <1995>   pagina <320>
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Vedi come si diventa? Mi è convenuto leggerla tutta intiera e già prima del principio avevo letto la fine, ma dovetti leggerlo un altra volta per ben persuadermi che io non dovea più temere, per essere come dovea e come divenni. Tu mi dici che, se tu avessi dell'amor proprio, io l'avrei ferito mortalmente con una tal cosa; ma io non rammento più nulla e certo non ti chiederò di dirmela tu non lo vorresti ed è giusto, ma senti: non solo non ho avuto intenzione di ferirti, ma ti assicuro di più che io credo non poterlo far mai; posso far male al tuo cuore, alla tua anima, ma al tuo amor proprio no, non so com­prenderlo, quel che io penso di te è troppo2* saldo e al di sopra di tutto, perché formarne mai paragone o dubbio e in3) altro modo, come offenderti? E non parlare già di me: io mi colloco al mio posto e devo avertelo detto abbastanza il dispetto e talvolta l'ingiustizia che ha fatta nascere la mia opposizione contro di te.
Sono assai contenta che il cholèra a Genova cUminuisca, soprattutto per causa de' tuoi amici, voglio dire della loro madre, non parlerò più di essi e del suicidio; quando l'idea del loro carattere non bastasse, basterebbe la memoria del loro fratello e il tuo desiderio di amicizia. A proposito, vorrei pregarti a non lasciar cadere fra le loro mani le mie lettere: - leggi di me quel che vuoi a chiunque tu vuoi, poco importa e tu ne sei padrone, ma clandestinamente, per intero e senza te, non amo che siano lette.
Ho ricevuta ieri una lettera del mio suocero: per lui è buona. Tu sai che mi aveva scritto una volta. T[irelli]4) dicevami che ne aspettava risposta si trattava là della pasqua, della conversione, etc. etc. , non risposi mai. Un giorno mi prese la frenesìa di scrivere, mi vedevo disposta a riguardarlo come il padre del padre dei miei figli, senza dimenticar nulla del resto su me e su lui, neppure una parola di quel che sentiva: solo gli diceva che, invece di rammentar sempre quel che di male è in me, era ben riflettere su quel che io soffriva, che il mio vivere era ben aspro e la mia penitenza assai amara, che io avevo forse del male più degli altri, ma chi poteva [dire] di es­sere 5) esente e chi provava tanti dolori e così continui, come i miei? Non so come ha sentito ciò, so che mi ha risposto con assai di dol­cezza ecco in qual modo che egli cioè prega indegnamente per me ogni giorno, come per tutta la famiglia, che i miei figli stanno bene, che tutti pregano il buon Dio, la Vergine Santa e S. Filomena (una santa novella) per tenere lontano il cholèra, che egli continuerà a pre­gare per me e poi, anche tre o quattro volta, che mi raccomanda di pregare per essi e che essi pregano per me.
Le mie labbra non vanno meglio, le mie notti peggio. Convengo di aver precipitato il mio giudizio parlando di Michelet. Farai assai bene parlandomi sulla istoria, non temere più tanto il mio amor proprio, dimmi quel che pensi per il mio meglio e consigliami con tutte le tue