Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno
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1995
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pagina
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322
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Lajos Pàszfor
essa mi ha fatto divenir seria, quasi malinconica. Mio Dio! Essa mi rammenta il mio destino: ero innanzi quieta, felice di averti a dare una così buona notizia, come quella di oggi, ed eccomi triste, silenziosa, senza parola; il male in me deve esser sempre dopo il bene, deve scancellarlo, distruggerlo, farmelo dimenticare. Sono debole e quelI} dire: vorrei morire, mi sfugge talvolta per assai piccole cose. Ascolta: allorché faceva istanza di andare a Bologna, mostrai il desiderio che aveva per ciò, per riavviccinarmi ai miei figli; vivevano allora i timori sul cholèra. Tu sai quel che sono per me i miei figli, non farai per ciò meraviglia, se anche allora ne parlai con emozione; l'avresti fatta se ti avessi detto come il cardinale Segretario di Stato, primo ministro, ebbe pietà del mio dolore e s'offrì d'interessarsi per me. Se avesti allora saputo quel che posso dirti oggi, non solo di ciò che egli ha fatto, ma del modo ancora con cui lo ha fatto, quella meraviglia non sarebbe stata più. Vi è nel suo procedere una elevatezza, una nobiltà, una delicatezza così squisita che deve insegnare a tutti come ha l'anima fatta per i sentimenti i più generosi. In tutta la mia vita io sentirò per lui la viva mia riconoscenza e chiederò a te ed a tutti quelli, che avranno per me dell'amicizia, di amarlo e di venerarlo eternamente. Egli ha scritto per me al Duca di Modena. La lettera parte oggi, ma chiedere è poco, tutto sta nell'averle fatto in quel modo, con un'accortezza ed una grazia soprafina. Devo a lui l'essere stata tolta da uno stato di violenza insoffribile, nuova nella mia esistenza. Ho sofferto in un modo straordinario2) nell'ultima settimana. Credevo potertelo raccontare, non ne ho più voglia alcuna: la tua lettera mi ha fatta pensierosa, non posso più scrivere, e lo dovrei per il mio suocero che dev'essere prevenuto della mia partenza. Aspetterò la sua risposta qui. L'alta posizione del card. Ber-netti mi fa sperare che non dovrebbe essere cattiva. La mia salute oggi va meglio: ho dormito questa notta assai tranquillamente, cosa che non facevo più. È qui un freddo dei tuoi paesi e non di questo qua. Si vede la cometa, l'ho veduta una sola volta. Non dirmi più quella cosa che tu credi dover morire in Italia senza vedermi; mi fa fremere come una minaccia. Quando ho pensato a Sismondi ed ho forse mostrato a te il desiderio di vederti intraprendere qualche lavoro istorico o letterario, non ho voluto fare alcun confronto, neppure la minima allusione. Credo, come te, all'immensa influenza della stampa de' giornali ed alla sua perfetta utilità. Le grandi opere, però, hanno purtuttavia il loro posto e credo che non debba ognuno contentarsi di far bene, cosa che tutti possono fare, e, quando le forze bastano, debbano farsi corse lunghe e non piccole. Ma tu hai ragione ed io ho torto. Credo d'altronde che ingiusta, come una volta, tu non mi troverai più; il tempo e le circostanze disingannano. Solo non so concepire, come quel che non viene dal cuore possa far nascere turbamento fra te e me: è un assai cattivo segno! Io lo temo per me stessa. Non vi scorgi tu il funesto presentimento di qualche grande dolore. La morte del Dr. Bo-