Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Giuseppe Mazzini. Epistolari
anno
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1995
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pagina
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324
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324 Lajos Pàsztor
musulmane egli dà quell'esaltamento oceano di sensazioni che si è dipinto tante volte; so, però, che non è fatto per le nostre nature nervose, irritevoli ed irritate. Egli non dà nulla di quel che si dice, dà dei dolori fisici, ecco tutto; lo so positivamente e credo che ti farebbe male. No, la mia assenza di pochi giorni non è il viaggio che prevedeva innanzi, ancor esso è aggiornato e non so per quanto. Come ti esprimi, la Biblioteca Straniera di Parigi sarà ben cattiva, non è che un'opera di speculazione, io non vi scriverò. So che vi è il progetto di stamparne un'altra, rivista e non Biblioteca, in Italia: potrebbe darsi, se ciò avvenisse, che avesse qualche cosa del mio, ma ciò non è che un progetto. In quanto allo scrivere piccole cose, io già ti ho detto le mie idee ed a queste deve aggiungersene un'altra, assai materiale, assai maledetta, assai imperiosa, che non mi farebbe forse ricusare l'occasione di scrivere2* sia per le riviste italiane, sia per ogni piccola cosa. Tuttavia, siccome in tutto il tempo della mia vita io non scriverò se non che quello che mi detterà la mia coscienza, i secoli a venire non si occuperanno di quel che avrò scritto, ma non potrebbero3) realizzarlo. Scrivo e stampo in questo punto qualche pagina sulla situazione attuale dell'opinione a cui appartengo e su quel che io credo debba farsi per innalzarla. Scrivo correndo e colla massima franchezza senza riguardo per gli uomini e per le cose. Credo che la circolazione non ne sarà tollerata in Francia, ciò che poco importa per il resto.
Il freddo continua, non ho ancora del fuoco, ma mi si dice che ne avrò da qui a due giorni. Ho sofferto un poco di male ai denti, per mia colpa, poiché sortii la notte in uno gran freddo per vedere la cometa. Ecco un individualità nel cielo. La sua corsa rapida, il suo cammino indipendente che non si vincola ad alcun sistema, il suo chiarore indeciso, opaco, impronta di qualche cosa di fatale. Poi quel tratto di luce che lascia dietro di sé! Tutto ciò mi è sempre piaciuto, solo in vederla così straniera ai cieli che percorre, agli astri in mezzo ai quali prosegue il suo cammino, ho sognato proscritti, disgrazia, perversità, genio sconosciuto, Byron, te, me e che so ancora? Due minuti di oppio e poi di nuovo tristezza e poi appresso la realtà4) sotto forma di male ai denti. Frattanto vorresti tu sgridarmi perché ho guardato la cometa ed ho pensato tutte quelle cose là? No, non sgridarmi, sii buona verso di me, come io lo sono con tutta la mia anima verso di te. Al di là di tutte le idee, di tutti i sogni, di tutte le opinioni, di tutte le lagnanze vi sei tu, tu che io amo, m'intendi? Io t'amo. Per tutti gli altri stima, ammirazione, disprezzo, credito, consenso, contrarietà, simpatia, tutto quello che vuoi, ma non amore, perché né gioia, né dolore. Guardami, dunque, come amore e lascia là tutto il resto, io non vi conto ora mai più, non fo importanza di altro, mi attacco a te sola, al tuo cuore, imitami. Tu mi dici assai laconica che la tua salute va meglio, assai bene e non mi dici nulla dei tuoi dolori. Parlamene a